Marcello Sorgi sulla Stampa ipotizza una crisi del sistema maggioritario sancita dalla campagna elettorale delle Europee: “Giorno dopo giorno, la campagna elettorale proporzionale, in cui ognuno chiede voti per sé e il suo partito, ci riporta indietro nel tempo e mostra il logoramento della stagione del maggioritario inaugurata trent’anni fa da Berlusconi.
Oggi – sottolinea l’editorialista – la crisi del maggioritario emerge dal fatto che tutti i leader sono a proprio agio nella corsa per le europee. Non è più come nel 2014 e nel 2019, che videro di volta in volta protagonisti assoluti Renzi e Salvini, usciti trionfatori rispettivamente con oltre il 40 e il 34 per cento. Meloni invece, pur partendo da una posizione di forza come quella di premier, fatica ad avere lo stesso slancio. È diventata oltre ogni limite il bersaglio dei suoi alleati (più di quello leghista che di quello forzista, che però non si sottrae allo scontro).
Non è un caso che gli attacchi di Meloni siano sempre rivolti “alla sinistra” e non alla leader del Pd, mentre quelli di Schlein mirino solo contro la premier, personalizzando lo scontro. La sensazione è che in questa campagna qualcosa stia per rompersi definitivamente. E prima ancora abbia cominciato a disfarsi sul terreno della riforma istituzionale del premierato con la quale si vorrebbe introdurre l’elezione diretta del premier senza dire come eleggerlo. La verità è che la riforma cara a Meloni non è affatto condivisa dai suoi alleati perché nessuno dei numeri due o tre, nel centrodestra e nel centrosinistra, ha più voglia di allinearsi alla guida delle numero uno. In questo senso un successo di Meloni l’8 e 9 giugno, possibile, seppure non scontato, aprirebbe la strada, non a un rafforzamento del governo, ma al suo contrario.
E l’eventualità che al di là degli slogan elettorali, dopo il voto, la premier in Europa possa entrare a far parte di una maggioranza variegata, com’era già quella che consentì nella scorsa legislatura la nascita della Commissione presieduta da Von der Leyen, con tutto o in parte il gruppo dei Conservatori e – conclude Sorgi – lasciando all’opposizione Salvini e la destra estrema, in Italia non farebbe che suonare le campane a morte per la Repubblica del maggioritario”.
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