Kaspar Hense (Senior Portfolio Manager BlueBay): «Draghi si è fatto carico di molte speranze, mercati osservano con attenzione indebitamento italiano»

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«Un carico pesante di speranze da quando è entrato in carica. Il prolungarsi della crisi pandemica e la conseguente debolezza della ripresa economica hanno incrementato ulteriormente la pressione sul Premier perché ottenga i risultati sperati. Il mercato obbligazionario sta osservando attentamente» le “revisioni” ai conti pubblici che rischiano di portare «l’indebitamento a superare livelli mai visti nell’ultimo secolo. Infatti, il rapporto debito-Pil potrebbe raggiungere il 170% nei prossimi anni, per poi stabilizzarsi». È questo ciò di cui Mario Draghi si è fatto carico, secondo Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager dell’asset manager BlueBay, che però sottolinea anche come «i tempi sono cambiati. Il debito può essere un segno di fiducia, più che di fragilità».

Se si pensa a una banca, solitamente è più disposta a concedere un mutuo a una persona con patrimonio elevato e un reddito costante e sicuro. In questo senso, «l’Italia possiede entrambi: il patrimonio del Paese è uno dei maggiori in Europa e al mondo, e il deficit primario negli ultimi anni – se non si considera lo shock provocato dal Covid-19 – è rimasto stabile».

L’accordo raggiunto nei giorni scorsi con l’Unione Europea «permetterà di rimuovere un altro ostacolo nell’implementazione del Recovery Fund, che dovrebbe diventare pienamente operativo e iniziare a emettere bond più avanti nell’anno. Dopo l’annuncio della Commissione Europea della scorsa settimana, secondo il quale questi bond verranno emessi tramite una cosiddetta “primary dealership”, l’Europa ha compiuto un altro enorme passo avanti verso un’unione dei mercati di capitali. Questa rete di banche nelle vesti di operatori primari dovrebbe agire da cuscinetto contro il rischio, e potrebbe essere potenzialmente usata per tutti i bond governativi europei, agevolando l’azione di unificazione dei mercati e di chiusura dei gap esistenti».

Secondo Hense la via intrapresa supporterebbe la creazione di un’unione bancaria. «Una maggiore unione tra i mercati dei capitali dovrebbe anche supportare la creazione dell’unione bancaria, il che a sua volta potrebbe accelerare l’attività di M&A nel settore, con risvolti positivi per coloro che vi investono e per il comparto in generale. Tutto ciò dovrebbe essere particolarmente significativo per l’Italia, sede di quasi 500 enti creditori differenti. Per sentirsi più tranquillo ad acquistare il debito italiano, il mercato obbligazionario ha ora bisogno di maggiori commenti unificati da parte delle tre potenze europee (Germania, Francia e Italia) riguardo alla loro interdipendenza e a un futuro insieme, al di là dei continui progressi verso una maggiore unione sul fronte dei mercati finanziari e sulle direttive politiche», conclude l’analista.

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