[Intervista esclusiva] Francesco Starace, AD Enel: «Siamo il primo operatore privato a livello mondiale di energia prodotta da acqua, sole, vento e calore naturale della terra. La nostra prima scommessa è vinta. Ma è solo l’inizio. Ecco le nostre 10 proposte per il Recovery Fund»

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L’Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace ha scelto di rilasciare un’intervista esclusiva al think magazine del nostro Osservatorio sulla ripartenza dell’Italia. Ne è nato un confronto interessante sul futuro del Paese, della sua economia, e sul tema cruciale dello sviluppo industriale legato al rispetto dell’ambiente.

Fra le grandi compagnie elettriche Enel ha guadagnato, negli ultimi anni, significative credenziali verdi. Come vede, da qui al 2025 e al 2030, la produzione Enel di elettricità dalle diverse fonti energetiche?

Enel sta guidando la transizione energetica verso un modello più sostenibile, con la graduale sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili. Ci siamo dati obiettivi sfidanti come la chiusura e riconversione delle centrali a carbone oggi attiva in Italia entro il 2025 e nel mondo entro il 2030, ridurre del 70% le emissioni dirette di gas a effetto serra per kWh entro il 2030, rispetto ai valori del 2017, e raggiungere la piena decarbonizzazione entro il 2050, grazie ad uno sviluppo sempre maggiore delle fonti rinnovabili, un ulteriore impegno per la digitalizzazione e per la ricerca di soluzioni innovative per l’elettrificazione consumi finali.

In termini di fonti rinnovabili, qual è la scommessa in cui crede di più?

La prima scommessa l’abbiamo già vinta: oggi le rinnovabili sono più competitive delle altre fonti e rappresentano il futuro dell’energia. Enel è stata tra i primi a credere in queste tecnologie, ormai dieci anni fa, in un momento in cui gli scettici erano ancora la maggioranza, ed è oggi il primo operatore privato a livello mondiale di energia prodotta da acqua, sole, vento e calore naturale della terra. Oggi sono rimasti in pochi a dubitare del ruolo di queste tecnologie per il futuro. La prossima sfida è completare la sostituzione graduale delle fonti fossili con le rinnovabili. Rispetto all’obiettivo di essere un’azienda totalmente carbon free entro il 2050 siamo sulla buona strada: a livello globale sia la capacità installata che la produzione di energia da fonti rinnovabili del Gruppo hanno superato quelle da fonti termoelettriche.

Nel quadro del Recovery Fund, Enel ha messo a punto dei progetti di investimento. Ce li può illustrare?

Nel dialogo con il Governo italiano abbiamo indicato dieci aree di intervento che riteniamo possano generare valore nel lungo termine e favorire un circolo virtuoso per lavoro, economia e società con investimenti sostenibili. I cluster di azioni “verdi” individuati seguono tre linee guida: decarbonizzazione e crescita delle rinnovabili, sviluppo di reti sempre più intelligenti e resilienti e elettrificazione dei consumi finali. Le nostre proposte riguardano investimenti che accelerino l’uso delle rinnovabili, rafforzino le reti di distribuzione resilienti e digitali, promuovano le città sostenibili, la mobilità elettrica ed l’efficienza energetica: una serie di azioni in grado di favorire la ripresa e di generare nuove opportunità per il Paese.

Fra questi progetti c’è l’ipotesi di utilizzare le energie rinnovabili per produrre idrogeno per l’Ilva di Taranto. Come può funzionare e sono questi i terreni in cui il ricorso all’idrogeno può risultare vincente?

Si tratta di un progetto in fase di sviluppo che vede la collaborazione di altri attori. L’idrogeno non è una fonte di energia, ma un modo per immagazzinarla, e perché possa avere un ruolo nella transizione energetica deve essere prodotto dall’accoppiamento di elettrolizzatori con impianti rinnovabili, altrimenti non sarebbe sostenibile ambientalmente.

Secondo alcuni la ripresa economica in questa fase richiede un sacrificio della sostenibilità, perché onerosa. Questa contrapposizione è risolvibile?

Negli ultimi anni, l’esperienza di Enel ha dimostrato come l’adozione di una strategia e di un modello di business sostenibili non sia soltanto un bene per l’ambiente, ma anche per la creazione di valore di lungo periodo. Non c’è quindi contrapposizione tra ripresa economica e sostenibilità, ma, al contrario, l’emergenza sanitaria ha reso ancora più evidente come l’adozione di strategie e modelli di business sostenibili renda le aziende più competitive proprio perché meno esposte a rischi, garantendo una maggiore solidità nel lungo termine. In questo particolare momento in cui il mondo si trova a fronteggiare le conseguenze sanitarie, economiche e sociali della crisi generata dal Covid-19, rafforzare gli investimenti sostenibili, che per un’azienda energetica significa decarbonizzazione, elettrificazione e digitalizzazione, è la strada più efficace per creare valore di lungo periodo, con ricadute esterne positive in termini economici e sociali.

Alcuni settori industriali guardano al cambiamento con preoccupazione e, perché la transizione sia davvero un’opportunità per tutti, bisognerà dare risposte anche a queste istanze, ma in ogni caso la soluzione non passerà attraverso la ripetizione di modelli produttivi ed economici ormai superati, sarebbe un passo indietro per tutti.

Su quali punti di forza deve fare leva il Paese per ripartire?

L’Italia ha una delle economie tra le più efficienti in termini di quantità di energia per unità di Pil, ma anche un’ottima performance nelle circolarità delle materie prime seconde, una buona percentuale di energia rinnovabile nel mix energetico e un tessuto industriale che ha una grande capacità di innovazione. In molte occasioni nel passato il Paese ha dimostrato di essere in grado di far fronte alla mancanza di materie prime con ingegno e innovazione e potrà farlo di nuovo. 

L’Italia ha una vocazione naturale per la sostenibilità e oggi la sfida per la ripartenza non può che mettere al centro soluzioni che vadano in questa direzione, improntate su economia circolare, rinnovabili e tecnologia. In questo particolare momento storico c’è una forte convergenza su questi temi, che vede emergere da settori molto diversi la stessa sensibilità verso i temi ambientali e la necessità di un’economia a misura d’uomo: società civile, istituzioni, mondo della cultura e imprese. È un’occasione da cogliere, favorita anche da strumenti come il Recovery fund.

Quali punti di debolezza il Paese deve invece superare e risolvere?

La volontà politica, l’evoluzione tecnologica e la società civile convergono verso obiettivi di sostenibilità; occorre essere pronti e rapidi nel mettere in atto il cambiamento. Per farlo è opportuno lavorare su iter approvativi più rapidi, per evitare, ad esempio, che siano necessari anni per realizzare nuovi impianti da fonti rinnovabili o che la transizione energetica abbia tempi più lunghi di quelli che la tecnologia permetterebbe.

Quale messaggio ai giovani dal suo osservatorio in un momento così particolare?

Penso che i giovani abbiamo una visione del mondo e di come vorrebbero che fosse gestito molto chiara e lo si era capito da prima che la pandemia colpisse tutti. Cambiamento climatico, effetti delle attività umane sull’ambiente, importanza di agire prima che sia troppo tardi. Abbiamo l’opportunità di dare risposte a queste richieste e penso ci sia finalmente una condivisione di obiettivi e risposte a queste legittime richieste.

Qual è stato per lei il momento più difficile durante il lockdown?

La prima preoccupazione è stata quella di garantire la salute e la sicurezza dei nostri dipendenti in tutti Paesi dove operiamo, dall’Europa all’America Latina, passando per l’Asia, l’Africa e gli Stati Uniti, e consentire loro di poter lavorare da casa senza ripercussioni sulla continuità del servizio. Una volta capito che era possibile lavorare anche in questa modalità inedita, grazie anche agli sforzi che avevamo compiuto per la digitalizzazione e la resilienza delle nostre attività, abbiamo avviato una serie di iniziative per poter dare un contributo concreto alle migliaia di persone impegnate a fornire una risposta sanitaria e sociale alla crisi epidemica, anche attraverso la nostra onlus Enel Cuore. Ora, sperando che il peggio sia passato, occorre proseguire con maggior convinzione e forza lungo la strada della sostenibilità e della decarbonizzazione e per farlo occorre coesione e unità di vedute.

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