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Il rischio della grande depressione | L’analisi di Bankitalia

“Le recenti tendenze all’adozione di politiche commerciali protezioniste hanno richiamato il periodo della grande depressione degli anni ’30, che fu contraddistinto da una spirale di misure restrittive sul commercio e da un crollo senza precedenti degli scambi internazionali”.

La decisione prese quasi 100 anni fa “aggravò la profondità e la durata” della crisi.

È quanto si legge in un working paper di Bankitalia ‘Il protezionismo negli anni ’30 del Novecento: breve storia di un ‘Trade policy disaster’.

La protezione commerciale “ebbe rilevanti effetti negativi anche sul piano geopolitico, favorendo il deterioramento delle relazioni internazionali e il consolidamento di blocchi economici autarchici, in particolare nei paesi caratterizzati da regimi autoritari”, sottolinea Palazzo Koch.

“L’esperienza degli anni ’30 conferma l’impatto economico negativo derivante dall’incremento delle barriere agli scambi, nonché l’alta probabilità di reazioni a catena da parte dei partner commerciali”, avverte Bankitalia.

“La protezione commerciale ebbe rilevanti effetti negativi anche sul piano geopolitico, favorendo il deterioramento delle relazioni internazionali e il consolidamento di blocchi economici autarchici, in particolare nei paesi caratterizzati da regimi autoritari”.

Il picco della grande depressione e la fine del gold standard, “si consolidarono invece nei regimi autoritari come quello italiano e tedesco”.

Con riguardo in particolare al contesto politico degli Usa, Bankitalia evidenzia che “la recente tendenza protezionista e isolazionista del Partito repubblicano sembrerebbe un ritorno al lontano passato.

Infatti, questo partito aveva mantenuto posizioni favorevoli alla protezione tariffaria dei produttori nazionali fin dalle sue origini a metà dell’Ottocento.

Solo dopo la seconda guerra mondiale, e fino alle elezioni presidenziali del 2016, il partito si era orientato a favore della cooperazione multilaterale e dell’apertura degli scambi, facendo prevalere nel Paese un ampio consenso bipartisan su questi temi”.

L’escalation protezionista negli anni ’30 può quindi fornire spunti di riflessione per il contesto attuale, secondo Bankitalia.

“Oggi come allora, sembra essere in crisi un modello di apertura al commercio costruito sulla base di regole multilaterali, a favore di un ritorno a rapporti commerciali maggiormente basati su negoziazioni bilaterali, più instabili e condizionati negativamente da rivalità politiche”.

L’esperienza degli anni ’30 conferma “l’impatto economico negativo derivante dall’incremento delle barriere agli scambi, nonché l’alta probabilità di reazioni a catena da parte dei partner commerciali”.

“Neppure gli Stati Uniti, pur essendo già allora la prima economia mondiale, furono in grado di evitare significative ritorsioni tariffarie da parte dei propri partner commerciali nel momento in cui introdussero lo Smoot-Hawley Tariff Act, vanificando i vantaggi sperati in termini di saldo commerciale della bilancia dei pagamenti”, ricorda Bankitalia.

Le vicende degli anni ’30 “mettono inoltre in guardia riguardo alle ripercussioni politiche del protezionismo, non meno gravi di quelle economiche.

Il deteriorarsi della cooperazione internazionale e la chiusura agli scambi contribuirono al drammatico peggioramento delle relazioni internazionali e al consolidamento di blocchi economici chiusi, un contesto che favorì, in ultima istanza, lo scoppio del secondo conflitto mondiale”.

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