Il nuovo ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha ben chiaro in testa i principi del nuovo corso della banca di Piazza Gae Aulenti e li ha snocciolati nell’incontro con i rappresentanti della rete commerciale italiana di Unicredit, dai manager della torre B di piazza Gae Aulenti ai direttori di area.
Espressioni come “attenzione per il cliente”, “rapidità di risposta”, “riduzione della complessità”, “responsabilizzazione dei dipendenti” e, soprattutto, “crescita” sono tornate con frequenza, e rappresenteranno una strategia che il piano industriale di settembre renderà ancor più chiara. Quegli stessi concetti sono stati ribaditi anche durante la presentazione dei conti trimestrali, pochi giorni più tardi, quando il ceo ha parlato chiaramente della necessità di «spostare la banca in maniera decisa da una fase significativa di ristrutturazione e ritracciamento» per portarla a una «che porti ritorni sostenibili sopra il costo del capitale». Dall’Italia e dal rilancio delle sue attività, insomma, ripartirà Orcel. Un obiettivo che il banchiere considera prioritario rispetto alle operazioni di m&a su cui da tempo il mercato specula.
A proposito di queste ultime, Orcel ritiene che «non è un fine a sé, ma la vedo come un potenziale acceleratore e un fattore che può migliorare le nostre strategie». Questo ovviamente non significa che l’aggregazione sia uscita dall’agenda, ma che l’individuazione del partner dovrà essere funzionale all’obiettivo numero uno: e cioè rafforzare la presenza di Unicredit nel retail e nel corporate italiani. È fuor di dubbio che negli ultimi anni il peso della banca in queste aree si sia attenuato, sia per l’appartenenza all’investment banking del precedente ceo, Jean Pierre Mustier, che non era la figura più adatta per gestire le complessità di una banca commerciale, sia perché il mirino è sempre rimasto puntato su un’integrazione internazionale che avrebbe dovuto annacquare le attività tricolori in un più ampio gruppo europeo, probabilmente francese o tedesco. Proprio a tal proposito, per agevolare questo disegno, verso la fine del 2020 Mustier aveva messo sul tavolo anche un progetto di scissione che avrebbe separato gli asset esteri di Unicredit da quelli italiani.
Un progetto prontamente rispedito al mittente dal presidente Pier Carlo Padoan e dal cda, con uno strappo che determinò l’uscita del banchiere francese. Un clima teso, che si è unito al lungo periodo, tra l’uscita del vecchio ceo e la scelta del nuovo, che ha ulteriormente complicato l’attività di Unicredit, che solo nelle ultime settimane sta ritrovando una certa normalità, anche grazie all’interim gestito da Ranieri de Marchis. La sfida per Orcel è grande, quella di rivitalizzare il cuore del gruppo Unicredit che, solo nel Commercial Banking Italy ha generato 1,7 miliardi di ricavi nel primo trimestre di quest’anno (638 milioni di margine di interesse e 970 milioni di commissioni) su 4,7 di ricavi consolidati. Numeri che possono competere solo con quelli della divisione Cib che, al 31 marzo, aveva messo a segno 1,2 miliardi di ricavi e che storicamente ha sempre visto nel mercato italiano il baricentro della propria attività.
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