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Gli obiettivi Fmi per i conti pubblici dell’Italia sono da libro dei sogni | L’intervento di Angelo De Mattia

La conclusione della missione del Fondo Monetario Internazionale ha riportato alla mente le lettere di intenti che a partire dagli anni ‘70 lo stesso Fmi faceva firmare ai governi e che contenevano le misure di politica economica e di finanza pubblica da adottare.

Queste in vitro, e non sempre, avevano una propria logica, ma erano del tutto dimentiche di dover fare i conti con la realtà e con il dover governare tenendo in considerazione anche gli impatti sociali, oltre che economico-finanziari, dell’azione di un governo.

Chiunque dotato un normale bagaglio di conoscenze economiche, giuridiche e istituzionali sarebbe in grado di redigere un programma che consenta di raggiungere determinati obiettivi di finanza pubblica ed economia, come se si trattasse di un astratto esercizio.

Poi bisogna fare i conti con il governare, con il consenso, con la distribuzione del reddito, con i rapporti internazionali.

Il fatto che il Fmi abbia sostenuto che l’intervento sul Superbonus dovrebbe riguardare anche le erogazioni del 2022 e del 2023 significa proporre scelte del cui carattere catastrofico sul piano giuridico e dell’affidabilità di un governo non si è consapevoli; così è evidente lo sproposito nel suggerire di conseguire in due anni un avanzo primario del 3%.

Tornando al Superbonus, l’ipotesi della costituzione di un fondo pubblico-privato che acquisti i crediti fiscali, ora che le banche non possono più acquisirli nell’impossibilità della compensazione, dovrebbe essere approfondita.

Come ieri è stato scritto su queste colonne, il fondo in questione, secondo il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che ne ha parlato in una riunione della Febaf, non dovrebbe gravare sui conti pubblici e non dovrebbe essere “un veicolo di salvataggio”.

Naturalmente ciò richiede una modifica della normativa, muovendo dalla valutazione degli oneri e dei vantaggi che ne discenderebbero per i soggetti pubblici e privati partecipanti al fondo.

Abbiamo già scritto che l’esperienza del fondo Atlante per l’intervento nelle banche venete in crisi non è particolarmente illuminante.

Ciò non toglie che se ne possa far tesoro e costruire un intermediario migliore.

La preoccupazione espressa da Patuelli che il blocco introdotto nella disciplina del Superbonus possa portare al default imprese, condominii e famiglie è fondata.

Allora è necessario agire.

Se la strada del fondo risulta convincente anche per il governo – cosa tutta da verificare – bisogna passare alla concreta progettazione perché se ne possano valutare l’operatività, le opportunità e i limiti e la governance, mai dimenticando che non esistono pasti gratis, a maggior ragione se di giorno in giorno continua a variare l’onere del Superbonus, ora quantificato in 200 miliardi complessivi.

E a tal proposito è inspiegabile perché non si sia finora pensato a una commissione formata da Ragioneria Generale dello Stato, Ufficio Parlamentare di Bilancio, Istat e Banca d’Italia per un accertamento conclusivo degli oneri in questione.

Quanto alla predetta progettazione, è lecito attendersi un contributo dalla Banca d’Italia, sia pure nelle linee generali, cogliendo anche l’occasione delle Considerazioni Finali del governatore del 31 maggio.

È una materia in cui sono coinvolti il ruolo delle banche, ma anche il risparmio e la sua tutela.

Nel 2003, quando la Fiat era sull’orlo del fallimento, le principali banche realizzarono su impulso della Banca d’Italia il prestito convertendo da 3 miliardi che salvò il gruppo e agevolò l’inizio del lavoro di Sergio Marchionne, che assunse la carica quando si mostravano gli effetti del finanziamento, da lui pienamente riconosciuti.

Di questo stimolo di Bankitalia il governatore Antonio Fazio parlò nelle Considerazioni Finali.

Alcuni sapientoni nei commenti del giorno dopo eccepirono che il governatore non avrebbe dovuto interessarsi della Fiat.

Poi, quando si videro i positivi sviluppi dell’intervento delle banche, tutti a elogiare il governatore.

Credo che il governatore Fabio Panetta ricordi bene questa vicenda.

La Banca d’Italia, che è stata a mio avviso con molta leggerezza accusata di non avere segnalato negli anni scorsi gli impatti del Superbonus sulla finanza pubblica, non dovrebbe avere remore ora a prospettare la propria posizione sul predetto fondo e a contribuire, se l’ipotesi farà strada, alla sua progettazione.

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