Giovanni Tria, ex ministro del Mef nel governo Movimento 5 Stelle-Lega, è intervenuto in un articolo, che porta la sua firma, su Il Sole 24 Ore.
L’economista si è espresso riguardo la sfida epocale del Recovery Fund europeo, mostrando le sue proposte a riguardo. «La formulazione tecnica e, soprattutto, l’attuazione del Recovery plan richiedono un rafforzamento delle strutture e dell’operatività dello Stato e non una sua ulteriore disarticolazione. Questo rafforzamento delle strutture statali dovrebbe essere uno dei fini principali dello stesso piano, contrariamente a ciò che conseguirebbe al disegno di governance proposto dal governo, o meglio dalla presidenza del Consiglio, che prefigura una struttura sostanzialmente parallela e sovraordinata alle competenze ministeriali».
Tria si auspica il ripristino di «una capacità di programmazione economica nel luogo deputato a questo fine, cioè il ministero dell’Economia e delle Finanze, riportandovi il dipartimento di Programmazione economica e il Cipe. Lo spostamento, alcuni anni fa, alla presidenza del Consiglio di questo dipartimento non ha, con tutta evidenza, migliorato la capacita’ di programmazione economica e, al contempo, ha indebolito la complessiva capacità di governo dell’economia, al cui rafforzamento era diretta, nel 2001, la scelta di unificare in un unico ministero le competenze del Tesoro, delle Finanze e della Programmazione economica».
L’ex ministro delle Finanze ritiene che sia importante potenziare le strutture già esistenti, al fine di renderle efficaci. «Se si ritiene che le attuali strutture del Mef, come quelle di altri ministeri, non siano abbastanza competenti o non abbiano personale adeguato, le si rafforzino e si diano loro i poteri specifici, anche quelli in deroga che si vorrebbero dare a dei manager esterni senza, peraltro, chiamarli ad assumere responsabilità istituzionali all’interno delle amministrazioni».
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