“Subito dopo il primo maggio, sarebbe bello poter festeggiare, il 3 maggio, la festa del ritorno al lavoro, il ritorno a una vita libera”. Lo dice Giovanni Toti in un’INTERVISTA a ‘La Verità’, precisando di vedere nel prossimo mese i presupposti per una riapertura, stilando tuttavia, fin da adesso “un calendario con date certe”.
Riaprire, aggiunge il governatore della Liguria, “servirà anche a uscire dalla logica dannosa dei ristori, nessun sostegno sarà mai sufficiente per chi non lavora da un anno, non vorrei che si passasse dall’Italia fondata sul lavoro all’Italia fondata sul sussidio”.
“L’idea del ristoro perpetuo si fonda su un’ideologia contraria all’impresa”. Si dovrebbe avere il coraggio di ripartire, prosegue il presidente ligure, “se poi sbaglieremo, anziché tornare ai ristori, potremo magari organizzare un sistema di garanzie, come ad esempio assicurare le aziende”, in caso il virus faccia saltare degli accordi, “piuttosto che sbarrare tutto”.
“Se non forniremo una prospettiva valida – dice ancora Toti – rischiamo lo shopping dei grandi gruppi finanziari nei confronti delle imprese italiane di piccole dimensioni. I segnali sul turismo sono tuttavia incoraggianti, soltanto a Genova sono in cantiere cinque operazioni immobiliari gigantesche. Dopo le grandi calamità arriva sempre il boom”.








