I fondi pensione negoziali, in cinque anni, hanno investito 3,5 miliardi e sono disponibili a fare molto di più, pronti già a prendere parte al nuovo Fondo sovrano del Made in Italy.
Ma chiedono che le norme sugli investimenti siano anche per loro più flessibili e magari di avere finalmente una fiscalità più leggera, a tutto vantaggio dei lavoratori aderenti.
Parola di Giovanni Maggi, il presidente dell’associazione di categoria, Assofondipensione, pronto a intervenire nel dibattito nato nelle ultime settimane sulle pagine di MF-Milano Finanza dopo le dichiarazioni provocatorie di Davide Serra rilasciate a Class Cnbc, dove il fondatore di Algebris ha proposto di rendere obbligatorio l’investimento del 5% del patrimonio di fondi e casse previdenziali nelle imprese italiane per sostenere il pil del Paese Un’idea considerata giusta, senza esitazioni, da Giovanni Natali, ceo di 4Aim e presidente di Assonext ma respinta invece con forza da Riccardo Realfonzo, economista e professore universitario e già presidente di Cometa, che ha rilanciato invece l’idea di un fondo di fondi con una garanzia di Cdp.
Mentre il presidente di Inarcassa, Giuseppe Santoro, ha sottolineato che la cassa di ingegneri e architetti investe già oggi il 15% nelle imprese italiane, da Terna a Webuild, passando per Poste Italiane.
Quanto hanno investito finora i fondi nelle imprese italiane, presidente Maggi?
“In cinque anni i fondi negoziali hanno messo nel private market circa 2 miliardi, tra private equity, private debt e infrastrutture, la gran parte in imprese italiane, mentre altri 1,5 miliardi sono arrivati dai fondi preesistenti.
La sensazione è che investiranno sempre di più nei prossimi anni in queste tre aree grazie anche a progetti di sistema come quelli avviati da Assofondipensione, con Cassa Depositi e Prestiti e Fondo italiano di investimento, che hanno avuto il favore dei fondi soci e delle parti istitutive”.
Cosa c’è di nuovo in cantiere?
“Con il Fondo Italiano d’investimento sgr è stato raccolto oltre 1 miliardo, con un effetto leva di sei volte.
Risorse dei fondi pensione che hanno consentito di investire in 180 aziende italiane.
Poi c’è stato il fondo di fondi nel private equity, che ha raccolto 600 milioni e a settembre partirà il fondo di fondi in infrastrutture gestito da Cdp Real asset, con Cdp e i fondi che investiranno entrambi 300 milioni.
Ma siamo anche pronti a valutare di investire 300-400 milioni nel Fondo sovrano del made in Italy che il governo si appresta a lanciare per sostenere le pmi e la borsa e c’è anche un cantiere aperto con il Fei, il Fondo europeo per gli investimenti”.
Di che cosa si tratta?
“È un progetto alle battute iniziali.
Un fondo di fondi europei con quattro comparti: private equty, debito, infrastrutture e venture capital, in cui il 30% delle risorse sarà investito in Italia.
Prevede anche che il Fei farà formazione nei consigli di amministrazione dei fondi pensione per spiegare questa tipologia di investimenti.
Ci sono già le prime due adesioni, da Concreto, il fondo pensione del settore cemento e da Arco, il fondo del settore del legno”.
A guardare i numeri è vero però che la previdenza integrativa potrebbe fare molto di più a sostegno del sistema economico. Come accelerare gli investimenti?
“In effetti le osservazioni di Serra sono condivisibili considerando le ingenti risorse del settore, con 130 miliardi di asset complessivi dei fondi pensione negoziali, compresi i preesistenti, che crescono al ritmo di 8-10 miliardi l’anno.
Meno condivisibile è la proposta di un obbligo di investimento.
Da respingere sono poi le critiche alla gestione dei fondi, che invece hanno costruito strutture efficienti e professionali, come dimostrano i numeri di iscritti e il patrimonio e la capacità crescente di gestire strumenti di investimenti alternativi a beneficio dell’economia reale del Paese.
È vero invece che regole meno stringenti potrebbero consentire di aumentare le quote degli investimenti e auspico l’avvio di un tavolo di confronto con il ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti per affrontare questi temi, a partire da un nuovo regolamento degli investimenti”.
Ad attendere da anni un regolamento degli investimenti sono le casse. I fondi ce l’hanno invece da tempo. Perché chiedete di modificarlo?
“Per rendere meno stringenti le norme e più veloci gli investimenti.
Già oggi c’è un limite del 20% del patrimonio per l’investimento complessivo in strumenti di private market.
Si potrebbe pensare di innalzare questa quota al 30% ma anche di consentire investimenti più rapidi, come possono fare oggi le casse previdenziali.
E servirebbe anche eliminare, o quantomeno finalmente ridurre, la tassazione del 20% sui rendimenti”.
Tra i temi sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un intervento di Cassa Depositi e Prestiti a garanzia di eventuali perdite degli investimenti. Cosa ne pensa il settore?
“La proposta arriva dal fondo dei metalmeccanici Cometa che, con i suoi 14 miliardi di patrimonio e 450 mila iscritti, è un benchmark di riferimento per tutto il settore.
Sono interessati al private market ma vogliono farlo con una garanzia a protezione e a tutela dei propri iscritti e stanno ragionando con Fondo italiano di investimento.
Come Assofondipensione siamo interessati a fare gli approfondimenti utili su questa ulteriore possibilità, per consentire anche agli altri fondi soci di aderire e se utilizzare o meno la protezione che sarà creata per Cometa”.
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