Nel post pandemia non si potrà fare finta che i vincoli di bilancio non ci siano più.
Lo ricorda Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera: “Quattro mesi fa, all’inizio del lockdown, si diceva: nessun lavoratore deve rimanere senza stipendio, nessuna azienda deve fallire per mancanza di liquidità, costi quel che costi. Era, e continua ad essere, la politica giusta per affrontare una caduta drammatica della produzione e quindi del reddito, nella speranza che la pandemia non duri in eterno”.
“La politica giusta purché ai lavoratori e alle imprese quel denaro arrivi rapidamente. Ma ammettiamo che a queste deficienze si rimedi. Ora si pongono due problemi diversi” prosegue Giavazzi.
“Innanzitutto abbiamo capito che non tutte le aziende, purtroppo, si salveranno perché il mondo non tornerà a essere esattamente uguale a prima. Io dubito ad esempio che ci sarà una veloce ripresa per settori come viaggi e turismo”.
“Nell’usare il denaro dei contribuenti per «salvare» le imprese bisogna quindi esercitare discrezione. Quindi proteggere i lavoratori, sempre. Ma proteggere i posti di lavoro solo se si è ragionevolmente certi che le imprese in cui lavorano ce la faranno, altrimenti si gettano al vento i denari dei contribuenti. Quattro mesi fa non lo si sapeva, ora c’è più informazione e queste scelte non sono più effettuate al buio”.
“All’inizio della pandemia – continua – non esisteva un vincolo di bilancio. Appunto: costi quel che costi. Ma ciò non significa che i vincoli di bilancio siano scomparsi. Un conto è se lo Stato prende a prestito un euro per dare liquidità a un’impresa per evitarne il fallimento: quell’impresa era profittevole prima del lockdown, tornerà a esserlo dopo e continuerà a produrre risorse sufficienti per consentire allo Stato di rimborsare il prestito che l’ha salvata”.
“Diverso è prendere a prestito un euro per tenere in vita un’impresa che non è profittevole, né prima del lockdown, né dopo. I tre miliardi di euro spesi per salvare Alitalia ne sono un esempio”.
“Quel denaro lo Stato dovrà rimborsarlo, ma le risorse dovranno mettercele i cittadini. Insomma, una guerra o una pandemia attenuano temporaneamente i vincoli di bilancio, ma non cancellano le regole di un’economia di mercato”.
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