Si chiude positivamente il 2020 di Granarolo, con un risultato netto pari a 15,8 milioni euro. Un dato visibilmente in crescita (+19%) rispetto al 2019, nonostante il lieve calo del fatturato consolidato, che si attesta a 1.280 milioni di euro in diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente. Un calo derivato principalmente dall’effetto della riduzione delle vendite nel canale Normal Trade e Food Service, sia in Italia sia negli altri paesi in cui il Gruppo è presente. L’Ebitda si attesta a 78,5 milioni pari al 6,1% dei ricavi, in linea con le previsioni aziendali e meglio rispetto al 2019 di 5,8 milioni di euro (+8%), mentre l’Ebit è di 8 milioni di euro, pari al 2,2% dei ricavi di vendita. A commentare i dati positivi del gruppo è il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari.
«Nel corso del 2020 il nostro Gruppo, che opera in un settore non facile in termini di marginalità media e con costi di logistica significativi, ha reagito con tempestività alla nuova situazione di mercato determinata dalla pandemia e dalle forti restrizioni connesse. Abbiamo agito per garantire da subito la salute delle nostre persone, la produzione di beni essenziali come latte e derivati, la parziale riconversione sull’e-commerce del nostro network logistico operante sull’horeca, il sostegno alle comunità maggiormente colpite dal virus. Nonostante la contrazione delle vendite del latte fresco derivante dalla chiusura di bar e scuole, Granarolo si è impegnata a raccogliere tutto il latte prodotto dagli allevatori italiani della filiera Granlatte e da altri allevatori fuori filiera rimasti in difficoltà, nella consapevolezza dell’importante ruolo svolto dalla cooperativa in Italia».
Questa pronta risposta permetterà al Consiglio di Amministrazione di proporre all’Assemblea degli Azionisti la distribuzione di un dividendo, pari a 12,5 milioni di euro.
«L’obiettivo del lavoro che stiamo mettendo a punto è di restituire agli azionisti e agli agricoltori del Paese il maggior valore aggiunto che deriva dalla qualità delle produzioni e dall’efficienza dell’organizzazione. La chiusura di questo bilancio è in linea con quest’assunto, in un anno imprevedibile come quello appena chiuso. La piena ripresa, una volta che il piano vaccinale avrà sortito i suoi effetti, desta comunque qualche preoccupazione. Le stime Istat infatti parlano di molte famiglie in difficoltà, un Pil che scende e un terzo di esercizi (bar, ristoranti) che non riapriranno più».








