“Ferrari continuerà a crescere in borsa, più e meglio dei titoli del lusso.
Il suo successo potrebbe anche diventare una calamita per nuove quotazioni in Piazza Affari.
Il 2024 sarà ricco di operazioni perché i multipli stanno scendendo e la forchetta tra domanda e offerta si sta chiudendo.
I tassi scenderanno, ma solo gradualmente.
Tip lavora su numerosi dossier in acquisto, mentre la cessione di Alpitour rallenta e ogni soluzione resta aperta”.
Gianni Tamburi, fondatore e ceo di Tip, ha commentato in questa intervista a ClassCnbc lo scenario di inizio anno e i risultati record di Ferrari.
Il titolo di Maranello, dopo l’annuncio di risultati record, ha chiuso la settimana con un rialzo del 10,9%, diventando la società più grande della borsa italiana, con una capitalizzazione di 67 miliardi di euro.
In otto anni il rialzo del titolo è stato del 757%.
Tamburi, lei è stato tra i primi a credere al potenziale di Ferrari in borsa.
Ferrari è una azienda unica, eccezionale.
Le tre cose che la definiscono sono: tecnologia, lusso e mito.
Lo dico da sempre.
All’epoca dell’ipo (gennaio 2016) avevo già importanti investimenti in Fiat e beneficiai dello scorporo delle azioni Ferrari.
Anche grazie alle interviste con MF-Milano Finanza guadagnai un piccolo gallone di merito agli occhi di John Elkann e Sergio Marchionne, tant’è che, in ipo, Tip fu uno dei gruppi a cui fu assegnato un numero maggiore di azioni Ferrari.
Fummo fortunati a scommetterci.
Oggi Ferrari tratta 54 volte gli utili, oltre la valutazione dei migliori titoli del lusso.
È difficile dire che ci sia ancora tanto spazio per crescere, ma va considerato che il fatturato Ferrari di quest’anno e del prossimo è già garantito, nel senso che tutte le vetture che produrranno sono già state prenotate.
Questa è una grande differenza rispetto alle altre aziende del lusso, che devono aspettare di volta in volta che si entri in negozio e si faccia l’acquisto.
E la redditività crescerà ancora.
Per questo sarà un titolo che continuerà a dare grandi soddisfazioni.
È pentito di avere venduto la partecipazione?
Pentito?
Assolutamente no. Ferrari non è il nostro core business.
Fummo immensamente grati a Elkann e a Marchionne per l’assegnazione, però il nostro mestiere è fare operazioni su titoli come Interpump, Amplifon, Prysmian, Moncler, Ovs.
Abbiamo utilizzato i grossi guadagni ottenuti grazie a Ferrari per portare a casa liquidità da investire appunto nel nostro core business.
A questi livelli consiglierebbe di comprare o è troppo caro?
Ferrari è un titolo che definirei “resiliente”.
Non solo ha il fatturato di un biennio garantito, ma ha anche in uscita una serie di modelli molto importanti.
Abbiamo visto il successo inatteso che Lamborghini ha avuto con Urus.
Se anche la Purosangue Ferrari avesse un successo simile, il fatturato potrebbe crescere tanto.
Per questo credo che la promessa Ferrari sia ancora molto interessante.
Se fossi un investitore privato continuerei a metterci soldi.
E come ceo di Tip dove metterà i soldi della società quest’anno?
A metà dell’anno scorso abbiamo investito quasi 100 milioni nel gruppo Italian Design Brands, un’operazione importante per il nostro futuro.
Se ci sarà bisogno di investire ancora, lo faremo.
Costruire in Italia un Polo del Design è importante.
Da quando siamo nel capitale delle nostre partecipate abbiamo fatto più di 200 acquisizioni.
È un numero sconvolgente per il mercato italiano, dove l’imprenditore normalmente si tiene l’azienda, magari fa un’acquisizione, ma non si espande più di tanto.
E per il 2024 sono positivo: abbiamo moltissimi dossier sul tavolo, siamo pronti a dare una spinta strategica alle aziende eccellenti per creare altri campioni nazionali.
A proposito di liquidità, avete impostato da tempo l’uscita da Alpitour. A che punto siete?
Da circa cinque mesi è in corso una trattativa con Goldman Sachs, ma in questa fase il processo è rallentato.
Il motivo è che la società sta andando così bene che ci è arrivata qualche critica da potenziali acquirenti sul fatto che volessimo valorizzare l’azienda al momento di picco.
Alpitour, che chiude il bilancio al 30 ottobre, nel primo trimestre ha superato il budget, per cui non abbiamo fretta di fare l’operazione.
Restiamo totalmente aperti a venderne la maggioranza, a reinvestire, se serve o, eventualmente, a inserirci in un percorso di borsa.
Il nostro dovere è quello di dimostrare ai nostri investitori che hanno fatto un buon affare e che porteranno a casa un discreto capital gain.
I mercati scommettono su un ribasso dei tassi vicino e veloce. I banchieri centrali frenano. Lei che previsioni fa?
I tassi sono un’opportunità eccezionale per noi.
Era sbagliato che fossero scesi troppo, e troppo a lungo.
Speriamo che le banche centrali non siano così idiote da abbassarli eccessivamente.
Perché il denaro deve avere un costo, non può essere un regalo.
C’è stato un periodo in cui l’aiuto della politica monetaria serviva, ma è stato un momento eccezionale.
Le banche centrali lo hanno capito benissimo, lo ha spiegato Powell mercoledì 31 gennaio.
A questo punto prevedo un abbassamento di tassi lento e progressivo.
E non così forte come tanta gente si aspetta o spera.
Sulla copertina di «Prezzi & Valori», il libro che ha scritto per Class Editori e Milano Finanza, c’era la Ferrari il giorno dell’ipo. Ma quante altre Ferrari ci sono in Italia?
Sono quasi cinquant’anni ormai che giro l’Italia in cerca di aziende eccellenti.
Una settimana fa ne ho scoperta una in Veneto.
Non posso fare nomi, ma è una leader mondiale che esporta in tutto il mondo, con un prodotto eccezionale.
Secondo me i casi simili sono migliaia.
Il lato positivo del mio mestiere è che continuo a scoprirle.
Inoltre la nostra formula di capitale permanente, di investitori di lungo termine, fa sì che spesso ci chiamino loro.
A questo riguardo do un’anticipazione sul prossimo libro: sarà il seguito di «Prezzi & Valori», che a sua volta era il seguito di «Asset Italia», e si chiamerà «Fare Sistema».
Tratto il tema delle aziende italiane che vogliono crescere, fondersi, trovare formule per aprire il capitale di minoranza o quotarsi, per cercare di essere più forti come sistema industriale e come sistema Paese.
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