Il centrodestra sta accorgendosi delle difficoltà di un governo di coalizione. Lo scrive Gianfranco Pasquino su Domani: “Sembra che per la prima volta al mondo – scrive il politologo – si vada in Italia alla formazione di un governo di coalizione superando le intemperanze fuggite (?) dal sen di Berlusconi.
Peraltro, in Svezia nelle tre settimane dalle elezioni il centro ha dovuto addirittura chiedere il sostegno esterno dei Democratici svedesi, destra populista sovranista.
Nei governi di coalizione spesso ‘impazza’ – anche il toto ministri: esistono ministeri più importanti di altri e ministeri preferiti dai capi di partito che compongono la coalizione poiché, più che avere soluzioni a quei problemi, pensano che portino voti.
Anche questo accade dappertutto e richiede tempo. In Germania, il governo guidato dal socialdemocratico Scholz e sostenuto da Verdi e Liberali ha avuto bisogno di più di due mesi prima di entrare in carica. Tedesco è sicuramente il proverbio ‘i partiti frettolosi fanno governi ciechi’.
A tutti i governi di coalizione, le associazioni di vario tipo, i commentatori politici, i partiti di opposizione chiedono ministri di alto profilo, politici, ma, insomma, anche tecnici.
Sempre il capo del governo e i suoi collaboratori – sottolinea Pasquino – promettono il meglio del meglio, accentuando la qualità della competenza, indicando come elemento qualificante l’esperienza, spingendosi a affermare indispensabile il riconoscimento esplicito della preminenza del capo di governo.
Anche altrove e, per usare il politichese, ‘non da oggi’, quando si produce un cambio sostanziale nella compagine di governo (non è un’alternanza totale poiché due dei tre partiti hanno avuto responsabilità rilevanti nel precedente governo), fra i nuovi” governanti serpeggia il timore che la burocrazia e affini ovvero il deep State, si preparino ad ostacolare, sabotare le attività del governo, le sue politiche specialmente se innovative.
Di qui la richiesta di lealtà istituzionale. Sappiamo quanto difficile all’occorrenza è stato in Italia licenziare ministri sleali. Giusta quindi, e apprezzabile la cautela di Giorgia Meloni, Sottotraccia c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. In qualche ministero ‘annidano tuttora enormi occasioni di conflitti di interessi.
E allora – conclude Pasquino – si facciano avanti ministri competenti, esperti, leali, che non rappresentino gli interessi giudiziari e imprenditoriali di qualche capo partito. In materia, nelle democrazie europee non trovo paragoni appropriati”.
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