È indubbiamente apprezzabile una manovra di bilancio che mette fine alla spesa facile, non aumenta le imposte e riduce il deficit. I mercati hanno apprezzato e lo spread è sceso fino a 116 punti base dagli oltre 140 di agosto, quando ancora pochi credevano che Giorgetti sarebbe riuscito a tenere a bada quelli che Luigi Einaudi definiva i “divoratori del bilancio pubblico”. Bene dunque. Sarebbe però molto meglio se ci fosse un po’ più di trasparenza sui conti. Al momento infatti non si riescono a capire i motivi per i quali il deficit dovrebbe scendere nel 2025 e negli anni successivi. Nel 2025, le uscite totale rimangono costanti al livello del 2024 (50,4%) e lo stesso accade per la pressione fiscale, costante al livello del 2024 (42,3%).
La riduzione del deficit (-0,4% del Pil, dal 3,7 preventivato per il 2024 al 3,3 nel 2025) è interamente dovuta all’aumento delle “altre entrate” che passano da 3,7 a 4,1% del Pil. Il problema è che non si sa quali siano queste “altre entrate”: l’unica cosa che sappiamo è che il miglioramento di questa voce miscellanea stava già nel tendenziale e non è dunque il risultato di misure comprese nella manovra. Per ora dunque, in attesa di chiarimenti nella legge di bilancio, crediamo che il deficit diminuirà l’anno prossimo perché ci fidiamo di Giorgetti e dei suoi collaboratori.
Lo stesso vale per il successivo biennio, quando la riduzione del deficit (-0,7%, dal 3,3% del 2025 al 2.6% nel 2027) è affidata principalmente alla riduzione delle spese, oltre che all’ipotesi che l’aumento del gettito registrato nella prima parte del 2024 abbia carattere strutturale. Le uniche voci su cui abbiamo qualche scarna informazione sono le “entrate totali” (-1% del Pil, da 47,2 del 2025 al 46,2 nel 2027), e, per quanto riguarda le spese, le pensioni (in leggera crescita, dal 15,3% del Pil nel 2025 al 15,4 nel 2027), gli investimenti (stabili attorno al 3,4%), gli interessi (in leggera crescita dal 3,9 al 4,1%) e la sanità (in leggera crescita dal 6,3 al 6,4%).
Sin qui siamo a un maggior deficit di 1,3%. Sulla base degli stanziamenti, si può stimare che la voce “redditi da lavoro dipendente” scenda dal 9% del 2025 al 8,5% nel 2027. E siamo a +0,8%. Mancano 1,5 punti di Pil, oltre 30 miliardi (!), per arrivare a -0,7%, l’obiettivo di riduzione del deficit. Da dove vengono? Anche in questo caso, diamo fiducia a Giorgetti. Prima o poi dovrà dire dove taglia.








