«Se il Qatar ha distribuito sacchi di banconote, non sono serviti a molto, vista la risoluzione del Parlamento europeo di poche settimane fa che lo condannava per le violazioni di diritti umani». Ad analizzare la questione è l’economista Fabrizio Galimberti.
«Un tempo si diceva: “Cherchez la femme”, per trovare quel che stava dietro a qualche losco intrigo. Oggi si dovrebbe dire, per districare analoghe oscure trame, “Cherchez l’argent”. Il recente scandalo del traffico d’influenze al Parlamento europeo, condito di sacchi e valige di banconote in euro, porta alla ribalta gli influencer sovrani, e nella fattispecie le plutocrazie del gas e del petrolio che, col portafoglio gonfio di valute pregiate, e senza preoccuparsi dei limiti al contante, si peritano di comprare quasi tutto (e in questo caso, la pecunia olet)».
«Sotto accusa, oltre ai destinatari di tante munificenze, è il Qatar, che naturalmente ha smentito (e che altro poteva dire?). Stracciamoci le vesti, dunque. Ma senza dimenticare che episodi di corruzione ci sono stati, ci sono, e ci saranno, dappertutto, senza distinzione di plutocrazie, autocrazie e democrazie. E senza dimenticare che sono egualmente colpevoli i corruttori e i corrotti o i corruttibili (e forse questi ultimi prima dei corruttori, che dopotutto fanno il loro mestiere di lobbysti sovrani)», scrive sulle pagine del magazine online InPiù.net.
«Al primo ministro ungherese Viktor Orbán, che non ha perso l’occasione per prendere in giro l’Ue (e dicevano a noi che non combattevamo la corruzione!), l’Ue avrebbe dovuto rispondere serenamente: combattiamo la corruzione sia in Ungheria che nel resto dell’Unione europea. E non parliamo di attacco alla democrazia. L’intera vicenda è un po’ ridicola, ricorda la saga dei soldi nei pouf di Duilio Poggiolini, l’allora direttore generale della Sanità, coinvolto in “Mani Pulite”. Se il Qatar ha distribuito sacchi di banconote, non sono serviti a molto, vista la risoluzione del Parlamento europeo di poche settimane fa che lo condannava per le violazioni di diritti umani (malgrado la strenua difesa di detta plutocrazia fatta dalla ex vicepresidente greca ormai in disgrazia Eva Kaili)».








