“Il problema è che in questo momento il servizio sanitario praticamente ovunque è al collasso perché in tutte le regioni, ove più ove meno, non sono più garantiti i servizi di pronto soccorso e diagnostica extra Covid. Qui non stiamo discutendo del cattivo funzionamento del sistema sanitario (che è un enorme problema), ma dell’impossibilità di accesso al servizio sanitario (che lo è ancor più). In questi casi il governo può, anzi deve, intervenire. Potrebbe farlo persino più incisivamente di come non abbia sin qui operato. In Costituzione è previsto, all’articolo 120, che lo Stato possa nei casi di grave pericolo per l’incolumità pubblica sostituirsi alle Regioni, un potere che non è mai stato utilizzato in questi mesi”. Lo afferma Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza, in un’intervista al quotidiano ‘Il Fatto Quotidiano’.
“Degenerazione di un’autonomia declinata come egoismo territoriale. Sono discorsi inaccettabili. Il presidente Mattarella, almeno così io ho interpretato le sue parole, non dice al governo di utilizzare l’articolo 120, – continua Azzariti – ma dice ai presidenti di Regione di non essere gelosi delle proprie competenze, dovendo avere come faro l’unità nazionale. Alcune perversioni degli amministratori locali sono state favorite da una cultura separatista, sarebbe meglio definirla ‘tribale’, che si è insinuata perfino nella Costituzione. Mi riferisco al terzo comma dell’articolo 116 che ha ipotizzato l’autonomia differenziata, indirizzando il nostro regionalismo verso un modello competitivo e non solidaristico. Questo articolo è distonico con il resto della Costituzione. Così come lo è la legge del 1999, che ha determinato l’elezione diretta dei presidenti di Regione, facendo credere ai presidenti di essere ‘governatori’, se non addirittura ‘sovrani’ e di poter quindi decidere anche negli stati d’eccezione”.
“Sarebbe opportuno abrogare il terzo comma dell’art.116. Sarebbe questa una riforma della Costituzione che sosterrei con convinzione. Nel 2001 quando fu fatta la riforma, mancò questa gamba e nacque un sistema regionale zoppo. Dopo vent’anni, però,non possiamo limitarci a riprendere lì dove eravamo rimasti. – prosegue Azzariti – Nel frattempo abbiamo registrato la crisi dell’intero impianto regionalistico e i rapporti tra Stato e Regioni è stato assorbito, in modo confuso in verità, entro la Conferenza. Forse dovremmo pensare a cambiare nel profondo la Conferenza, ad esempio distinguendo meglio tra questioni politiche e amministrative, prevedendo la partecipazione oltre che dei presidenti anche dei rappresentanti dei Consigli”.
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