“Superata l’emergenza assoluta dei mesi scorsi, paradossalmente per il governo il momento delle scelte più difficili sta arrivando adesso”.
Lo scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera a proposito della “nuova emergenza” per il Paese.
“Fino a ieri è servita molta determinazione e una dose di coraggio nel restringere le libertà personali come mai nella storia repubblicana, cercando di proteggere gli italiani dai costi che ne stanno derivando”.
“Ma almeno in primavera non c’erano molti dubbi sul da farsi: cassa integrazione o altri. M ai prima nella storia d’Italia tanti italiani erano stati tanto garantiti, sussidiati e tutelati dallo Stato allo stesso tempo. Già, ma ora?”.
“Quella rete di sicurezza non può restare lì troppo a lungo così com’è, perché costerebbe centinaia di miliardi (che non ci sono) e farebbe degli italiani un popolo di assistiti da uno Stato-mamma (che nessuno, o meglio quasi nessuno, dice di volere)”.
“La prima è che il governo sta studiando in queste settimane un nuovo scostamento di bilancio (in sostanza, più deficit) stimato in questo momento fino a venti miliardi di euro. La seconda ragione per pensare adesso all’uscita dallo stato di protezione totale è che tra poco potremmo vedere i primi accenni di ripresa”.
“C’è però poi una terza ragione per mettere in cima all’agenda di governo l’uscita da quell’enorme esperimento sociale che è lo Stato-mamma. Ed è che le sue misure stanno scadendo. Decine di milioni di italiani oggi sono dunque protetti dallo Stato ancora per un po’, ma non sanno cosa succederà dopo”.
“La vera sfida ora è orchestrare il riassetto della rete di sicurezza. Senza visibilità su ciò che li aspetta dopo le tutele, gli italiani non torneranno nei negozi e non investiranno: continueranno ad accumulare risparmio assopito nei conti in banca per auto-assicurarsi dal buio del futuro”.
“Di qui l’esigenza di disegnare a un percorso graduale, fondato sulla consapevolezza che l’assistenzialismo a tappeto, alla lunga, è un veleno inodore”.
“All’inizio va giù come l’acqua, poi però mina la finanza pubblica e la capacità di fare delle persone. Altro che Recovery Fund: è su questi temi che l’Italia nei prossimi mesi si gioca tutto, nella finanza pubblica e anche nel suo spirito di reazione. È tempo di muovere piccoli passi per tornare a un po’ di normale economia (sociale) di mercato, prima di disabituarci del tutto a camminare. Ma qualcuno, a Roma, ci pensa?”.
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