Su Avvenire Franco Monaco prende spunto dalle recenti parole di Mattarella («Il vero nemico è il virus») per invitare a comportamenti più seri e sobri di fronte alla tragedia che ci ha investito. Tragedia senza precedenti e paragoni, che, per talune conseguenze, è stata paragonata alle guerre mondiali del secolo scorso.
Un deficit di consapevolezza sconcertante se solo si considerano i numeri, a cominciare dai decessi, l’estensione a tutto il mondo, lo spiazzamento degli stessi scienziati, in un tempo che aveva portato la scienza ai vertici del credito e del potere. Solo questa sottovalutazione al limite dell’esorcismo può spiegare certi comportamenti dei quali sono prodighe le cronache.
Pensiamo alla vacuità, alla leggerezza del chiacchiericcio di chi, senza cognizione di causa, si esercita nello sport nazionale di eccepire su questa o quella ricetta per fare fronte al mostro. Un po’ come nei discorsi da bar sulle partite di calcio. Tutti coach della nazionale. Un mix di presunzione, superficialità, benaltrismo.
Come pretendere ricette risolutive a un male che nessuno al mondo sa come debellare? Che senso ha sentenziare e dividersi su questa o quella misura restrittiva, tutte per definizione criticabili e insufficienti? Ma non leggiamo i dati che disegnano la curva epidemica dei Paesi che ci circondano, a cominciare dalla Francia, che pure vanta una pubblica amministrazione di grande efficienza? Di fronte al “nemico” comune, dentro un’emergenza drammatica oggettiva, saggio sarebbe attenersi a due elementari princìpi: fiducia nella scienza e ancoraggio alle istituzioni.
Ma anche qui si pongono problemi. Pensiamo al cedimento di taluni esperti che, dalle tv, indulgono al protagonismo, alla fiera delle vanità (e delle rivalità), alla subordinazione politica, sino al colpevole negazionismo. I nomi sono noti e non fanno onore alla categoria.
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