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Franco Fietta (Presidente Fondazione Inarcassa): «Dimezzare i tempi degli appalti eliminando la burocrazia»

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“L’obiettivo, assolutamente condivisibile, è quello di dimezzare i tempi degli appalti, ma gli strumenti individuati sono completamente sbagliati. Il problema dell’eccessiva durata degli appalti, infatti, non è dato dai tempi della progettazione, come sembrerebbe dalle dichiarazioni rese dal ministro, ma dalla burocrazia, più precisamente dalla gestione da parte della Pa dei tempi di attraversamento tra le fasi, ossia il tempo che intercorre tra una fase e l’altra della realizzazione. Tempi per approvazioni, firme e procedure, assolutamente comprimibili”.

Ad affermarlo è il presidente della Fondazione Inarcassa, Franco Fietta commentando l’intervista di ieri al ‘Corriere della Sera’ del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini nella quale ha preannunciato da un lato consistenti assunzioni nella Pa di ingegneri e architetti con lo scopo di potenziare le capacità progettuali delle strutture pubbliche, dall’altro il ritorno all’appalto integrato.

Sebbene questi tempi non siano generalmente formalizzati, rileva Fondazione Inarcassa, “il loro peso sulla durata complessiva del progetto è di assoluto rilievo. Emblematico, a tal proposito, è il ‘Rapporto sui tempi di attuazione delle opere pubbliche’ del 2018 redatto dall’Agenzia per la Coesione Territoriale (https://www.agenziacoesione.gov.it/?wpdmdl=3988). Lo studio dimostra inequivocabilmente che i tempi impiegati in attività collaterali da parte della PA è complessivamente del 54,3% con una punta del 69% proprio per la progettazione preliminare. Non è ammissibile che si pensi di comprimere i tempi della progettazione, lasciando sul tavolo il vero problema endemico della Pa”.

Perciò, sottolinea Fietta, “nessuno nega l’esigenza di rafforzare i ruoli tecnici delle Amministrazioni ma ciò va fatto per le fondamentali fasi di programmazione e controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche e non per incomprensibili attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, certamente anacronistici, più onerosi e senza eguali in Europa”.

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