Sostiene Franco Bechis sul Tempo che il premier Giuseppe Conte ha già deciso la chiusura. La parola ufficialmente è proibita. Ma anche se ieri in Senato ha ripetuto di volerlo evitare, Conte ha già preparato la strada verso un sostanziale lockdown, pronto a seguire il passo compiuto ieri da Emanuel Macron in Francia e in parte da Angela Merkel in Germania.
Il primo segnale è arrivato dalla struttura del commissario all’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, che ha inviato la disdetta dei contratti ad alcune aziende fornitrici dei materiali sanitari di protezione della scuola. Secondo quanto risulta a Il Tempo la disdetta è già arrivata formalmente alle aziende che fornivano il gel igienizzante, ma sono state avvisate anche quelle che producono le mascherine per alunni, docenti e personale non docente, in primis Fca che ne aveva quasi il monopolio.
L’interruzione delle forniture per la scuola fanno presagire il blocco totale della attività degli istituti, che sono la condizione prevista dal cosiddetto «scenario 4» tratteggiato dall’Istituto superiore di Sanità già nel mese di agosto: è quello della pandemia sfuggita totalmente al controllo delle autorità sanitarie e del sistema ospedaliero non più in grado di reggere alle conseguenze della crescita dei contagi e dei malati gravi.
È la condizione che portò al lockdown di marzo, anche se in questo caso il comitato tecnico scientifico lascia aperta la possibilità di chiusure diverse sul territorio nazionale. Chiaro che se tutti i figli devono restare a casa il fermo della attività non può essere il solo, perché qualcuno deve pure accudire i minori ed è assai sconsigliabile in questa situazione del contagio l’affido a persone anziane come ovviamente sono i nonni. Debbono per forza esserci provvedimenti estesi sullo smart working e il finanziamento di nuovi congedi parentali.
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