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Francesco Profumo (presidente Acri): «Bce liberi dividendi per fondazioni. Gli italiani si sono riscoperti europeisti»

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Lo stop della Bce ai dividendi bancari rischia di bloccare l’operato delle fondazioni, proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno. Così Francesco Profumo, presidente Acri, alla 96esima Giornata Mondiale del Risparmio del 30 ottobre, ha fotografato, intervistato da MF-Milano Finanza, la situazione italiana, tra incertezza e un riscoperto sentimento europeista.

Nel sondaggio di Acri e Ipsos, in occasione del Giornata del Risparmio, è emersa la capacità di risparmio aumentata, nelle famiglie che possono permetterselo, ma anche un aumento delle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, tanto che il 30% non sarebbe in grado di affrontare un nuovo lockdown.

«È emerso uno scenario di incertezza con costi sociali elevati e un’accentuata precarietà. È a rischio la tenuta sociale e, come emerso dal sondaggio, i cosiddetti corpi intermedi possono avere un ruolo fondamentale per mantenere la coesione del Paese. Nell’emergenza più acuta le fondazioni, direttamente e indirettamente, hanno mobilitato risorse per 130 milioni e hanno attivato un fondo di garanzia da 5 milioni per attivare fino a 50 milioni per favorire l’accesso al credito delle organizzazioni non profit, che non ne avrebbero i requisiti ma che in questa fase hanno un ruolo fondamentale. Intesa Sanpaolo ha già erogato in questo ambito 10 milioni su 240 progetti. Siamo pronti a lanciare altre iniziative per contrastare le disuguaglianze e per questo avremmo bisogno anche dei dividendi bancari congelati dalla Bce».

Una richiesta avanzata anche da Abi, ma che se non ascoltata dalla Bce potrebbe bloccare l’operato delle fondazioni.

«Oggi l’investimento nelle banche rappresenta solo una parte delle entrate delle fondazioni, ma è rilevante. Le fondazioni sono presenti nei maggiori gruppi bancari e in diversi istituti regionali e locali. In via prudenziale hanno da tempo costituito fondi di stabilizzazione, che attualmente ammontano in media al doppio delle erogazioni annuali, pari complessivamente a circa 1 miliardo. Il prevedibile peggioramento dei  mercati potrebbe però ridurre le risorse. Per questo motivo auspico che la Bce fissi dei parametri per una misura più selettiva, consentendo di pagare i dividendi alle banche che ne hanno la forza patrimoniale. Si tratta di erogazioni fondamentali per il sistema sociale e per lo stesso motivo chiediamo al governo di rivedere la tassazione». 

Per Profumo il governo dovrebbe rivedere la tassazione dei profitti, dato il ruolo importante che le fondazioni hanno in Italia, considerando gli ultimi 10 anni.

«L’imposizione fiscale a cui sono soggette le fondazioni è quintuplicata negli ultimi 10 anni, arrivando alla cifra record di 510 milioni di euro nel 2019. Tanto che si potrebbe configurare come il “primo settore” di intervento delle fondazioni, ben più di quanto esse destinano al welfare, ossia 335 milioni, o all’arte e alla cultura, che pesano per 240 milioni. In vista di una revisione fiscale complessiva chiediamo intanto al governo di alleggerire la tassazione sui profitti. Anche perché le erogazioni delle fondazioni hanno un effetto moltiplicatore di tre euro per ogni euro erogato».

Risparmio sì, ma bloccato nei conti correnti. Gli italiani, da sempre popolo risparmiatore, non si fida del futuro, ma ha riscoperto un rinsavito sentimento europeista.

«Si tratta di 1.600 miliardi che, secondo le ultime rilevazioni Abi, sono tenuti in depositi bancari, con una crescita dell’8% rispetto allo scorso anno. La scelta di tenere i risparmi in liquidità è legata all’incertezza sul futuro. Ma dallo stesso sondaggio emerge un altro dato positivo sorprendente: gli italiani hanno riacquistato fiducia nelle istituzioni europee e oggi i due terzi pensano che uscire dall’euro sarebbe gravissimo per l’Italia. L’avvio del fondo Next Generation Eu e delle emissioni europee ha avuto l’effetto di avvicinare i 500 milioni di cittadini europei di 27 Paesi alle istituzioni comunitarie. Una prova di fiducia che non può essere tradita. Bisogna costruire tutti insieme un’Europa capace di crescere per ripagare i debiti. Si tratta di un’opportunità straordinaria anche per l’Italia, che sarà tra i maggiori beneficiari».

Su Cdp, il cui 16% appartiene alle fondazioni, l’ex ministro dell’Istruzione analizza le numerose partite aperte.

«Siamo azionisti di minoranza e non mi compete entrare nel merito delle singole operazioni. La regola che deve valere è che siano di mercato e io ho piena fiducia nel management, ossia nel presidente Giovanni Gorno Tempini e nell’amministratore delegato Fabrizio Palermo, che anche in questi mesi difficilissimi stanno lavorando per dare adempimento al piano industriale che mira a fare di Cdp un volano importante dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile dell’Italia. In questa crisi Cdp ha messo in campo uno sforzo straordinario in favore delle medie e grandi imprese e degli enti locali. Con loro stiamo realizzando un grande piano di social housing per la realizzazione di 20 mila appartamenti in tutto il Paese. Abbiamo una relazione continua con il management e siamo rappresentati tramite il comitato di supporto dei piccoli azionisti. Il nostro è un ruolo di garanti, anche a tutela dei 27 milioni di italiani che hanno sottoscritto il risparmio postale emesso da Cdp».  

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