Il baricentro del mondo si è spostato e l’Europa ne deve prendere atto. Ne parla Francesco Grillo in un editoriale sul Messaggero: “Una delle più efficaci rappresentazioni di come sta accelerando la storia – spiega – è quella che viene fornita dal calcolo del ‘centro di gravità economica del mondo’. Tale punto è misurato trovando il baricentro tra le economie dei diversi Paesi: se crescono più quelli occidentale e dell’emisfero settentrionale il centro del pianeta si sposta in direzione nord – est ed il contrario succede se prevale la tendenza opposta.
Negli ultimi due mesi, il processo è indubbiamente accelerato. Gli Stati Uniti di Biden hanno troppo velocemente abbandonato il pantano (Iraq e Afghanistan) nel quale hanno speso circa 4 trilioni di dollari in vent’anni per spostare tutta la propria energia nel Pacifico: anche per il Paese che fu l’artefice dell’ordine mondiale che governò la seconda parte del ventesimo secolo, siamo alla ricerca di un ordine nuovo”. A tale proposito, Grillo cita i trattati Aukus e Quad entrambi in chiave anti cinese.
“Difficile nella partita a scacchi tra Biden e XI Jinping, capire quali siano le intenzioni vere e chi stia vincendo. Tuttavia, chiarissima è l’idea che le partite più importanti si giocano, ormai, lontano dall’Europa. Del resto, se si prova a sommare la forza delle economie della costa occidentale dell’America e quelle di quella orientale dell’Asia (e con al centro l’Oceania), si arriva a più della metà del Pil del pianeta. A questo punto, la domanda urgentissima è: cosa può ancora fare l’Europa per evitare il declino veloce che sempre accompagna chi rimane ai margini della storia?
Tre sono le scelte che stanno diventando ineludibili. Innanzitutto, la necessità può diventare virtù e costringere i Paesi Europei a dotarsi di quella politica di sicurezza comune che per decenni è sembrata una chimera. Partendo, magari, dal nucleo dei fondatori – Francia, Germania, Italia – per sfuggire alla sindrome delle unanimità che bloccherebbe tutto.
In secondo luogo, in un mondo senza più un unico sceriffo e costretto a definire sfere di influenza, è realistico immaginare che all’Unione spetterebbe il compito di contribuire a stabilizzare la parte del mondo che più le è vicina: Nord Africa e Medio Oriente.
Infine, potrebbe essere l’Europa a proporre un nuovo modo di proteggere la sicurezza che sia adatto ad un secolo caratterizzato da minacce che non vengono più da Stati ma da fantasmi: conterà più la capacità di integrare dati, sorvegliare città e montagne con i droni, prevenire attacchi biologici e digitali, che caccia costosissimi e ridondanti”.
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