Francesco Grillo (il Messaggero): «Occorre rivedere l’attuale sistema delle Regioni»

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«Non si può ristrutturare la forma di uno Stato usando la sola categoria della razionalità economica. Contano anche le abitudini e le identità. E, tuttavia, il messaggio ineludibile che arriva dalla Pandemia è che le democrazie liberali sopravvivono alle emergenze che il ventunesimo secolo sta moltiplicando, solo se riescono a recuperare efficienza e velocità. E che un’inadeguata distribuzione di competenze tra Stato, Regioni ed Enti locali, ci sta ormai costando non soltanto punti di Pil persi, ma decine di migliaia di vite che il buon senso avrebbe salvato». Lo scrive Francesco Grillo sul Messaggero, invitando a rivedere l’attuale sistema delle Regioni.

«Non è con la razionalità, ma con la ragione e con la flessibilità che dobbiamo cercare una riorganizzazione – a partire dalla sanità – che consenta all’Italia di adattarsi ad un contesto completamente nuovo».

«Oggi – osserva l’editorialista – questo livello istituzionale sembra in fortissima crisi, non solo perché la pandemia ha reso evidente la sua inadeguatezza, ma sbagliato sembra anche il metodo – fatto di faticosissime revisioni costituzionali – seguito per modificare i livelli di federalismo in un Paese che non riesce a trovare una sua stabilità».

«Oggi le Regioni sono quasi completamente la loro sanità. Nel mondo “nuovo e coraggioso” nel quale la pandemia ci sta scaraventando, ai servizi sanitari – certamente quelli di prevenzione e, progressivamente, quelli di cura – ci si accede a distanza e ciò modifica radicalmente il principio sulla base del quale i servizi sanitari nazionali furono costruiti nel Novecento».

«Non ha più senso razionale avere ventuno sistemi regionali per le finanze dello Stato (mentre ciò continua, ovviamente, ad essere conveniente per quei fornitori che hanno pascolato per decenni in praterie di inefficienza). E ancora meno si comprende la frammentazione di informazioni vitali in ventuno sistemi informativi che renderanno, peraltro, difficile immaginare di poter avere quell’unico certificato vaccinale che l’Europa già promette».

«Rispetto ad una modernità così rapida dobbiamo riuscire a concepire Stati in grado di adattarsi alla mutazione tecnologica, rinunciando all’illusione di costituzioni fatte per durare per sempre».

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