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Francesco Grillo (economista): «Erasmus, il diritto-dovere di studiare all’estero potrebbe essere completato da un servizio civile»

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Sul Messaggero Francesco Grillo riflette sulla proposta del neosegretario del Pd Enrico Letta di un Erasmus obbligatorio, osservando che l’Unione europea non sarà mai davvero irreversibile se non sostenuta da opinioni pubbliche che si confrontino senza dividersi per interessi nazionali.

Ma secondo Grillo, «alla luce delle fragilità emerse in seno alla nostra società con lo scoppio della pandemia, il diritto-dovere di frequentare in maniera del tutto gratuita almeno un periodo di studio all’estero potrebbe essere completato dall’ipotesi di un servizio civile obbligatorio che attrezzi tutti a rispondere alle crisi (come già avviene in Svizzera o in Israele)».

«Un servizio civile che offra a tutti periodicamente la possibilità di fornire solidarietà a chi è in condizione di disagio. Nella proposta presentata qualche mese fa durante un incontro con il Dipartimento della Protezione Civile e diversi soggetti del volontariato, si ipotizzano quindici settimane di formazione sul lavoro e praticantato da diluire, in maniera flessibile, tra i 16 e i 25 anni (e, dunque, senza interruzione del periodo di studio) e di altre dieci settimane di “richiamo” da svolgere negli anni successivi fino alla pensione».

«Nel progetto si dimostra che, pur considerando il costo organizzativo a carico dell’esercito e del servizio sanitario nazionale e pur assegnando un’indennità per i giorni di servizio effettuati (di entità simile a quella percepita in Svizzera), l’intera esperienza potrebbe determinare un beneficio per le finanze dello Stato (liberandolo dall’obbligo di presidiare con strutture fisse aree di bisogno che non riesce più a raggiungere)».

«L’intero terzo settore che, nonostante tanta retorica, continua a svolgere funzioni marginali rispetto al proprio potenziale, potrebbe fare un salto di qualità straordinario. E se entrambe le ipotesi fossero perseguite a livello europeo, avremmo la possibilità di fare dell’Europa il progetto che passa attraverso la responsabilità di tutti».

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