Ci sono almeno undici milioni di italiani esposti a un doppio danno da Coronavirus: persone ‘fragili’ che soffrono di malattie cardiovascolari, tumori e patologie del sangue, fra le più frequenti, come diffusione, nella popolazione.
Punto primo: quando queste persone si infettano con il coronavirus muoiono di più.
Punto secondo: nell’emergenza hanno avuto meno accesso alle cure.
“Un esempio? Nei primi tre mesi della pandemia il numero di ricoveri in pronto soccorso, di pazienti con sintomi di infarto, si è ridotto del 50%. E parallelamente è aumentata la mortalità per questa patologia. Si capisce, perché cure immediate, come l’angioplastica praticata in ospedale, sono salvavita. E molti pazienti, per paura dei contagi, sono stati a casa”.
Lo spiega, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, Francesco Cognetti, presidente della neonata Foce, Federazione di oncologi, cardiologi ed ematologi, che ha, come obiettivo, quello di collaborare con le istituzioni per trovare soluzioni concrete in favore di questi pazienti.
“Siamo molto preoccupati — continua Cognetti — il tasso di letalità per coronavirus (cioè la percentuale di morti fra i contagiati, ndr), in Italia, è alto e lo è soprattutto fra questi pazienti”. Il motivo? “L’incapacità del sistema sanitario di affrontare la situazione, almeno nella prima fase, ma lo stesso si sta verificando adesso, nella seconda fase”, risponde Cognetti che parla, anche a nome di Paolo Corradini, ematologo, Ciro Indolfi, cardiologo, Giordano Beretta, oncologo, rispettivamente presidenti delle loro società scientifiche riunite in foce.
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