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Francesco Bei (vice direttore Repubblica): «La politica divisa fa correre il virus. La sconcezza della rivolta delle Regioni in zona Rossa»

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La politica divisa che fa correre il virus.

Aumentano i morti, aumenta il tasso di positività, il contagio si sta diffondendo a una velocità superiore al previsto.

Ed è quindi sconcia – scrive Francesco Bei vice direttore di Repubblica – la polemica politica che sale dalle regioni “rosse” contro Roma.

“E pretestuose le accuse, a partire da quella che vorrebbe colpite dal Dpcm soltanto le regioni a guida di destra e risparmiate con il colore giallo le altre di sinistra, come la Campania e il Lazio”.

“Se non fosse – prosegue Bei in un suo editoriale – che gialle sono anche l’Umbria, le Marche, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria, l’Abruzzo, la Sardegna, il Molise e la Basilicata. Nove-regioni-nove guidate dal centrodestra e tutte gialle. Argomento risibile, dunque”.

“Quanto alla Lombardia, da cui salgono gli alti lai del governatore Attilio Fontana – che si è sentito addirittura «preso a schiaffi» per la decisione del governo, dopo averla implorata per giorni – da Roma gli hanno risposto con alcuni numeretti: nella sua regione nell’ultimo mese i pazienti Covid negli ospedali sono aumentati da 335 a 5.525”.

“Quelli in terapia intensiva sono passati da 39 a 507, occupando oltre il 47 per cento dei 1.075 posti disponibili, quando la soglia critica è del 30 per cento”.

“Lo «schiaffo» ai lombardi glielo sta dando il Covid, non Speranza” prosegue Bei.

“Ecco, il punto è proprio questo. Stiamo discutendo di misure certamente criticabili e che devono essere supportate da dati trasparenti, come giusto in una democrazia, oppure sotto c’è dell’altro?”.

“Perché la sensazione è che l’opposizione, che vede di fronte a sé una lunga quaresima, abbia scelto di colpire il governo nascondendosi dietro il paravento dei governatori, strumentalizzando l’ultimo Dpcm per lucrare qualche facile consenso sulla rabbia delle categorie colpite dalle chiusure. Un gioco cinico e fin troppo scoperto, ma che in tempi di guerra non dovrebbe essere consentito” conclude.

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