Flavia Perina ha commentato su La Stampa, le parole di Mario Draghi nel suo discorso dell’8 marzo. «Il discorso per l’8 Marzo di Mario Draghi ci dice che, forse per la prima volta, si è diffusa la consapevolezza che i temi di questa giornata – il lavoro femminile, il diritto alla maternità, l’accesso a un pari trattamento economico e sociale – costituiscono emergenze assolute nonché il fattore che più di ogni altro ci allontana da un’autentica ripresa e dall’Europa».
Perina avverte, però, che questa consapevolezza acquisita «non riesce ancora a plasmare impegni precisi. Se in altre partite di carattere nazionale (i ristori, i licenziamenti, le cartelle esattoriali) il governo ha agito da subito per rassicurare e provvedere, avvertendo non solo la fondatezza delle richieste ma anche l’urgenza delle risposte, qui, nelle parole dedicate alle centinaia di migliaia di donne rimaste senza lavoro, ai milioni chiuse in casa per seguire bambini “condannati” alla Dad o anziani non autosufficienti, alle vittime di violenza, alle sottopagate, questa fretta non si avverte. Draghi ci conferma che il Next Generation Eu sarà “un’opportunità straordinaria”. Che tra i vari criteri di valutazione dei progetti del Recovery Plan ci sarà anche il contributo alla parità di genere».
Il segnale del presidente del Consiglio rispetto a questi temi è importante. Ora toccherà aspettare i fatti. «Che rafforzare le infrastrutture sociali “è obiettivo di questo governo”. Ma si misura oggettivamente con un’aspettativa collettiva diversa, più alta e più impellente. Formalizzate qualche obbiettivo, dateci qualche numero, chiedono da mesi le donne: quanti posti nei nidi, quanti fondi per l’imprenditoria femminile, quanti per le case rifugio o i centri antiviolenza, quanti programmi per le lauree Stem delle ragazze. Dateci qualche numero che controbilanci altri numeri già molto chiari e penalizzanti: l’assoluta prevalenza femminile nei licenziamenti della pandemia; la destinazione del 57% del Recovery Plan ai settori a bassissima occupazione femminile come Green e Digitale; il servizio dei nidi pubblici limitato appena al 12% dei bambini».








