Attenti alle scuole.
Tempi troppo lunghi e progetti sbagliati pesano sui nuovi edifici scolastici innovativi previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza.
All’assemblea delle province, il ministro Raffaele Fitto, ha denunciato “ritardi frutto di un approccio che non tiene conto né delle clausole contrattuali e, in alcuni casi, nemmeno della tempistica del Pnrr” e puntato il dito non tanto sulle istituzioni, quanto sui progettisti, spronando ad accelerare e trovare una soluzione.
Già il giorno prima, alla cabina di regia, era emersa la necessità di avviare entro la fine dell’anno i lavori per le nuove scuole, da realizzare con la sostituzione di vecchi edifici, e la possibilità per i sindaci di ricorrere ai poteri speciali.
In caso di mancata approvazione dei progetti si potrà procedere all’attivazione dei poteri sostitutivi, oppure al definanziamento degli interventi, ha avvisato il governo.
Questa misura da 800 milioni di euro è tra i 144 obiettivi cambiati nell’ambito della proposta di modifica del Pnrr al vaglio della Commissione europea.
L’obiettivo è quello di sostituire parte del patrimonio edilizio scolastico obsoleto – che nell’ultimo anno ha registrato il record di 61 crolli o stacchi di intonaco, secondo uno studio di Cittadinanzattiva – con strutture sicure, moderne, inclusive e sostenibili.
Nella rimodulazione del piano in esame è saltato il target di 195 nuove scuole da costruire ed è rimasto come riferimento quello della superficie complessiva di 400 mila metri quadrati, ma la misura rischia di essere ulteriormente aggiornata per far fronte alle criticità.
Alle province fanno capo 21 di questi progetti per un totale di oltre 220 milioni di euro.
Per gestire al meglio i progetti, l’Upi ha proposto di istituire in tutte le province cabine di regia per il recovery plan.
“Il Pnrr, piaccia o non piaccia, ha regole precise, logiche di ammissibilità dei progetti e tempistiche in tutti i passaggi”, ha detto Fitto che è tornato a parlare del compromesso raggiunto con i sindaci sui piani urbani integrati per le periferie che prevede una norma per far sì che i soggetti attuatori, in caso di ritardi, contribuiscano al pagamento delle sanzioni e si facciano carico del finanziamento dei progetti inammissibili.
“Un articolo di legge che responsabilizza tutti”, secondo il ministro, perché “sarebbe singolare insistere perché rimanga un intervento nel Pnrr e, tra un anno o due, magari trovare giustificazioni e scaricare la responsabilità sul governo”.
Fitto ha segnalato ancora una volta “criticità enormi e importanti” su questi piani urbani integrati – che hanno un valore complessivo di 2,5 miliardi – e detto che si procederà a una verifica della tempistica.
L’imperativo resta quello di accelerare la spesa, anche perché altrimenti il rientro dal debito diventa “molto più complesso”, come riconosce il ministro, ma il lavoro fatto “inizia a dare i suoi frutti ed entra nel vivo in una fase molto complessa”.
Il ministro punta entro la fine dell’anno a ottenere la quarta rata del Pnrr e raggiungere i nuovi obiettivi della quinta.
A quel punto si sarà raggiunto l’incasso di oltre il 50% delle risorse del piano, che vale 191,5 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni.
“Siamo fiduciosi e puntiamo ad ottenere il pagamento della quarta rata entro il 31 dicembre.
Il pagamento della terza rata ha comportato una percentuale pari al 44% delle risorse complessive incassate, con il pagamento della quarta supereremo il 50%.
Questo dà un’idea del livello di avanzamento”, ha sottolineato Fitto che si aspetta, dopo l’accordo sulla rimodulazione del piano, che i tempi per la verifica degli obiettivi delle rate saranno “molto rapidi”.








