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Fabrizio Salini (AD Rai): «Alla Rai tutto il canone, altrimenti saremo costretti a fare meno investimenti»

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“La Rai considera che tra i 90 euro di canone pagati dai cittadini e i 74 ricevuti dalla Rai ci sia uno squilibro troppo marcato”.

Intervenendo alla presentazione del secondo rapporto nazionale dei produttori audiovisivi, al Mia, l’ad Rai Fabrizio Salini ha sottolineato che “senza il riconoscimento di ciò che si deve alla Rai, la tv pubblica,  considerando le proiezioni relative al calo della pubblicità, avrà meno risorse da immettere sul mercato, anche se non ferma le macchine e continua a investire nello sviluppo”.

Prima dell’intervento di Salini la questione del canone era stata al centro dell’intervento del presidente di APA Giancarlo Leone. Leone ha chiesto al governo la restituzione a Rai di 180 milioni di euro annui trattenuti dal prelievo sul canone: “La Rai è il volano dell’audiovisivo, rischia di ridurre o contrarre investimenti”.

Un trend in crescita fino all’anno passato che la pandemia ha interrotto, con un impatto forte quest’anno e anche nel 2021, se non ci saranno inversioni di tendenza, sia in termini di pubblicità che di incassi in particolar modo per le sale cinematografiche. E’ il quadro delineato dal secondo Rapporto sul settore dell’Associazione dei produttori dell’audiovisivo, che lancia l’allarme e chiede al governo di intervenire per garantire le risorse necessarie.

“Ci aspettiamo che anche l’anno prossimo si possa garantire un fondo straordinario e il tax credit maggiorato come è stato in era covid, perché è uno strumento indispensabile per il nostro settore e la ripresa della produzione”, ha detto il  presidente dell’Associazione, Giancarlo Leone, in occasione del Mercato Internazionale dell’Audiovisivo, sottolineando come sia  fondamentale “che nel Recovery Plan siano chiaramente individuate le risorse per il settore”.

Un peso particolare lo ha la Rai che offre i tre quarti delle ore stagionali di  produzione.      

“In questa fase così delicata sarebbe impossibile comprendere come Rai possa disinvestire nella produzione di film e fiction a causa dei previsti minori introiti pubblicitari – ha aggiunto Leone -. Per questo APA chiede al governo di riconoscere a RAI quella quota di extra gettito da canone e di  trattenute fiscali che valgono annualmente circa 180 milioni di euro”.     

Un appello condiviso dall’ad della Rai, Fabrizio Salini. “Non fermiamo le macchine, come qualcuno ha scritto sulla stampa. Continuiamo a investire nello sviluppo del settore audiovisivo, ma senza il riconoscimento di quello che si deve alla Rai ci saranno meno risorse che potremo immettere nel  settore”, ha detto, assicurando che presto sarà nominato il  nuovo direttore della Fiction, di cui conserva ancora l’interim.      

Il capo del Mibact, Lorenzo Casini, ha assicurato che il  governo continuerà a garantire risorse, che negli ultimi sei anni – ha ricordato – sono triplicate. “Lo strumento del tax credit ha funzionato benissimo – ha aggiunto -, ma credo che la sfida del futuro sia superare il tax credit, avvicinandosi al  modello francese, nel quale non ci sia un inseguimento continuo di risorse. E’ un settore in cui la programmazione non può essere condizionata dai tempi in cui lo stato decide che ci sono  risorse aggiuntive”.     

Il quadro è preoccupante: secondo i primi risultati sugli effetti dell’emergenza Covid sull’occupazione, la produzione audiovisiva ha registrato una riduzione del 46,4% delle iscrizioni di imprese durante l’anno in corso, in un settore che vede coinvolte 122.905 persone.

La produzione nazionale ha raggiunto nel corso del 2018 un valore di 1,2 miliardi e nel  2019 si stima una crescita che innalzerebbe il valore a circa  1,3 miliardi di euro, con un peso della fiction nel 2018 di 443  milioni, dei film di 382 milioni e degli  altri generi  televisivi (programmi di intrattenimento, talk show,  documentari) di altri 300/340 milioni.      Prosegue negli anni la rapida crescita dell’online video.

Si tratta di una tendenza già presente durante il 2019 e che si  evidenzia ancora di più nel corso del 2020, anche a seguito della pandemia. A farla da padrone sono newcomer come Netflix e Amazon. “L’approdo in Italia testimonia la volontà di investire  in modo strategico sulla produzione nazionale – ha detto il Vice President Original Series di Netflix Italia, Eleonora Andreatta -. Quest’anno le stagioni di serie lanciate su Netflix sono state cinque, quello che noi prevediamo è di raddoppiare questo  numero nel giro di due anni”.

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