“Dobbiamo investire in qualcosa che oggi non è conveniente ma se non si trova una via italiana o europea per la ghisa rischiamo di trovarci senza materie prime”.
In un’intervista a La Stampa, Fabio Zanardi, presidente di Assofond, traccia un quadro per l’anno in corso in vista dell’assemblea di venerdì.
E la premessa è che “le fonderie italiane navigano a vista in un mercato fiacco”.
Assofond rappresenta un settore che conta oltre 1.000 aziende, che danno lavoro a quasi 30.000 addetti generando un fatturato di circa 7 miliardi.
Sono le imprese che trasformano la ghisa e altri metalli in componenti intermedi per l’industria.
Un secondo livello rispetto alle acciaierie, da cui si approvvigionano.
Il 2024, spiega Zanardi, “è partito male.
Nel primo trimestre registriamo una produzione in discesa del 10% e un fatturato a -12%.
Non ci sono segnali di ripresa, il calo degli ordini va ormai avanti dal 2023: il primo trimestre dell’anno scorso è stato l’ultimo positivo.
All’inizio c’erano due fattori determinanti: meno domanda e filiere con stock alti da smaltire.
Ma poi l’effetto degli stock è terminato e la domanda è continuata a essere veramente bassa”.
Tra i settori, “macchine agricole, meccanica, macchine per costruzioni registrano un meno venti percento nelle rispettive trimestrali.
L’auto continua a essere positiva ma lontana dai livelli del 2019.
Fortunatamente arriviamo solidi dopo due anni buoni ma se continua così la tenuta del comparto è a rischio”.
Secondo Zanardi, tra i motivi della crisi vi è il fatto che “sul fronte dell’energia registriamo ancora un forte gap di prezzo fra l’Italia e il resto d’Europa, molto penalizzante in termini di competitività.
E siamo sempre in attesa delle misure promesse per ridare competitività all’industria: i decreti attuativi di Transizione 5.0, oltre che di Electricity e gas release.
L’auspicio è che queste misure arrivino presto e che, insieme all’atteso taglio dei tassi, possano contribuire a riattivare gli investimenti.
Poi ci sono le questioni geopolitiche”.
Rispetto alle materie prime e soprattutto alla ghisa, il quadro “è complesso”, prosegue Zanardi, “perché di difficile reperibilità dovuta sia alle complicazioni geopolitiche sia alla transizione ecologica.
La ghisa in pani è un prodotto da altoforno.
Vedremo bene una produzione italiana e l’ex Ilva potrebbe darci una mano ma c’è un problema: è ragionevole pensare che possa essere implementata in Italia o in Europa una produzione con emissioni così pesanti per l’ambiente?
Lo vedo molto difficile”.
Secondo il presidente di Assofond, lo scenario ideale, e auspicabile, per l’ex Ilva “è l’uso di tecnologie innovative che consentano la produzione abbattendo le emissioni e garantendo un’alta qualità.
Le tecnologie ci sono, prima si potrebbe pensare a una produzione italiana di acciaio con gas e non attraverso il carbone.
E poi utilizzando l’idrogeno”.
Tuttavia, la difficoltà è che “finché non ci sono strette importanti a livello ambientale nel mondo, è una produzione economicamente svantaggiosa.
Il rischio, però, è trovarci senza materia prima, quindi dobbiamo muoverci con largo anticipo e garantire così stabilità a tutte le filiere che serviamo”.
Sulle tempistiche, a detta del numero uno di Assofond, non ci vorrebbe molto tempo, “le tecnologie, appunto, ci sono.
L’importante è avere la consapevolezza di voler investire in qualcosa che oggi non è conveniente”.
Per saperne di più:

Philippe Van Parijs, professore di Economia politica: “Reddito di base e tasse sulle grandi eredità ...

Sergio Nicoletti Altimari, vice dg della Banca d’Italia: “Serve cooperazione per ridurre gli squilib...

Milena Gabanelli, giornalista e ideatrice della rubrica Dataroom: “Un pensionato del ceto medio, dal...

Piano casa: “Per costruire servono risorse pubbliche. Il Piano Meloni va bene, ma non basta” | L’all...

Legge di Bilancio 2027, Fumarola (CISL): «Nessun assegno in bianco al Governo, ma no agli scioperi p...






