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Export, quello della bufala campana DOP si è rivelato il comparto più resiliente della filiera lattiero-casearia. Fattorie Garofalo tra le maggiori aziende

Oltre 20mila buyers hanno affollato il padiglione Italia del Foodex di Tokyo tenutosi nei giorni scorsi, il più grande dell’evento, a testimoniare il grande apprezzamento del mercato nipponico per il food italiano.

Numeri che hanno decretato anche il successo della mozzarella di bufala campana DOP, presente alla rassegna asiatica all’interno del corner dei formaggi italiani di eccellenza in collaborazione con l’Ice di Tokyo e con Assolatte.

Il Giappone è il primo partner asiatico per l'”oro bianco” dell’agroalimentare campano, unico formaggio del Sud Italia (gli altri sono l’Asiago DOP, il Gorgonzola DOP ed il Pecorino Toscano DOP) inserito nell’elenco dei prodotti tutelati dall’accordo di partenariato economico Ue-Giappone.

L’accordo ha creato una zona di libero scambio che comprende oltre 600 milioni di persone e circa un terzo del Pil mondiale, con il Paese del Sol Levante a rappresentare il quarto mercato export per agricoltura e prodotti alimentari Ue (per 5,7 miliardi di euro).

Dall’analisi del monitor Intesa Sanpaolo sull’export dei distretti industriali, emerge la straordinaria resilienza del comparto della mozzarella di bufala campana DOP. In un 2020 segnato drammaticamente dalla pandemia, la filiera lattiero-casearia italiana ha perso terreno nei primi nove mesi con un -4,3% ma in esso l’unico distretto in controtendenza è stato proprio il comparto della bufala campana, che già aveva chiuso il primo semestre con un +1,3%, nonostante il blocco del canale horeca, e che l’ha vista apprezzata soprattutto in Francia con un +16,6%.

Solo il distretto della mozzarella di bufala campana è riuscito nel trimestre estivo a portare a casa un risultato positivo, grazie alla parziale riapertura delle attività di ristorazione anche all’estero, seppure non sufficiente a recuperare le perdite dei mesi precedenti. Anche nel terzo trimestre la mozzarella DOP ha registrato un lusinghiero +6,9%, ma si sono fatte sentire ancora le difficoltà legate al lockdown.

Anche in questo primo trimestre 2021 la filiera bufalina continua a garantire la presenza della sua mozzarella sulle tavole di tutto il mondo. Tra le aziende che hanno simboleggiato questa resilienza si segnala Fattorie Garofalo che ha visto il suo fatturato crescere del 20% nel 2020, raggiungendo quota 120 milioni di euro.

L’incremento delle vendite retail nei suoi shop (+ 20%) – dieci in Italia e due all’estero, nell’aeroporto di Londra-Luton e nel centro commerciale Velizy 2 di Parigi – ha compensato la forte discesa (di ben il 55%) degli ordinativi per il settore horeca causata dalle chiusure delle attività di ristorazione e turismo.

Il gruppo – che conta oggi sette aziende agricole e tre stabilimenti produttivi – esporta e distribuisce per circa il 60% del fatturato in oltre 40 Paesi, principalmente Gran Bretagna e Francia.

L’azienda nasce nel 1962, a Capua, con la conversione di allevamenti da vaccini in bufalini, cui segue la fondazione del primo impianto di produzione di mozzarella di bufala e del primo caseificio.

Gli anni Novanta sono un periodo di sviluppo con l’acquisizione dell’allevamento di Sant’Aniello finalizzato ad aumentare la produzione interna di latte. Nel frattempo, nel 1996, la mozzarella di bufala campana diventa DOP, prodotto a Denominazione di Origine Protetta.

Nei primi anni Duemila viene creato il brand “Fattorie Garofalo” e, negli anni seguenti, viene integrata la produzione casearia con quella di carni e salumi di bufalo. Segue l’acquisizione dell’azienda agricola Torcino, nel Casertano, riconvertita in allevamento e, nel 2016, la qualificazione ad allevamento biologico dell’azienda agricola Arianuova.

Lo scorso anno arriva l’acquisizione, dal gruppo Amadori, di Fattoria Apulia di Cerignola, azienda agricola pugliese che conta oltre 2.500 capi bufalini, su una superficie di 1.850 ettari. Quest’ultima operazione contribuisce a raddoppiare l’approvvigionamento di latte bufalino – da 83mila a 172mila tonnellate annue – con una stima di crescita a 20mila capi, nei sette allevamenti del gruppo, entro il 2024.

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