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Evitare gli sprechi di denaro pubblico. Ecco il ruolo della Corte dei Conti per la ripresa economica post Covid-19

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Con l’avvento dell’emergenza sanitaria in Italia a partire dal marzo scorso, la situazione economica del Paese ha subito un mutamento radicale a seguito dei diversi provvedimenti emergenziali susseguitesi che hanno imposto un vero e proprio blocco della maggior parte delle attività industriali e commerciali.

Inevitabili, quindi, le enormi difficoltà che l’imprenditoria italiana, nel momento in cui occorre senza indugio rimettere in moto il tessuto produttivo del Paese, si appresta ad affrontare, se non sorretta da interventi pubblici di sostegno in grado di garantire crescita ed investimenti ed evitare la perdita di innumerevoli posti di lavoro, destinati a scomparire una volta che il blocco dei licenziamenti imposto dalla normativa emergenziale verrà meno.

Ed è proprio la necessità del rilancio degli investimenti pubblici quanto emerge dal “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica”, approvato dalla Corte dei Conti nel corso dell’adunanza delle Sezioni riunite in sede di controllo nei giorni scorsi.

Infatti, la Corte, come ogni anno chiamata a delineare gli andamenti e le prospettive in materia di finanza pubblica, ha sottolineato la necessità di porre in essere linee di intervento urgenti al fine di rendere effettivamente percorribili le misure di sostegno previste dal tanto discusso Decreto Rilancio: non solo la necessità di una riforma fiscale in grado di intervenire nel più breve tempo possibile, ma anche il completamento del sistema di finanziamento delle amministrazioni territoriali, l’individuazione di meccanismi di uscita dal mondo del lavoro certi e sostenibili, la definizione di un progetto di assistenza sanitaria territoriale condiviso sul quale investire risorse adeguate, nonché la predisposizione di un piano di infrastrutturazione del Paese su cui orientare le risorse sia pubbliche che private.

Ed è proprio in tema di investimenti pubblici che la Corte sottolinea l’impellente esigenza di un appropriato rilancio in tal senso; infatti, si legge nel Rapporto, “solo attraverso un piano organico si potrà recuperare terreno su questo fronte e porre le basi, anche attraverso una forte spinta agli investimenti ed infrastrutture immateriali, alla crescita delle potenzialità di sviluppo che trova evidentemente una condizione di fondo nel rafforzamento della produttività totale dei fattori”. La Corte, quindi, finisce per incentivare l’adozione di un piano che risulti fondato su rilevanti investimenti in infrastrutture materiali ed immateriali, in grado di favorire un ambizioso salto di qualità dell’economia italiana.

Tuttavia, nonostante l’apprezzabile suggerimento avanzato dalla Corte, è noto ai più come l’investimento pubblico nel nostro Paese si sia spesso accompagnato ad ingenti sprechi derivanti, da un lato, da fenomeni di corruzione, dall’altro da inefficienze ed incompetenze nella regolazione e gestione degli investimenti stessi: recenti studi stimano sprechi pari a 200 miliardi di euro, derivanti principalmente da inefficienze pubbliche legate ad una macchina burocratica lenta e farraginosa.

È evidente come la necessità di evitare tali sprechi sia oggi più che mai di vitale importanza, visto l’ormai improcrastinabile bisogno di fornire al sistema imprenditoriale italiano la spinta essenziale, non solo per recuperare i livelli di crescita pre crisi sanitaria, ma altresì per cercare di risolvere problemi e criticità che esistono ormai da decenni.

Ed è proprio evocando l’urgenza di porre in essere un piano mirato di investimenti pubblici, quale soluzione in grado di sorreggere l’imprenditoria italiana nel corso della crisi economica in atto, che la Corte dei Conti rimette al centro il proprio fondamentale ruolo di controllo in materia di gestione finanziaria, oggi più che mai di centrale importanza al fine di garantire una ripresa economica veloce ed efficace.

Previsto dall’articolo 100 della Costituzione repubblicana e dalla Legge n. 259 del 1958, il potere di controllo economico finanziario attribuito alla Corte ed indirizzato ad enti che gestiscono ingenti quote di risorse pubbliche, si pone il fine di verificarne l’efficienza e l’economicità in riferimento agli obiettivi posti dalla legge, sottoponendo ad esame l’intera gestione finanziaria ed amministrativa dell’ente stesso.

A tale tipologia di controllo si aggiunge, inoltre, ai sensi della Legge n. 20 del 1994, il controllo successivo sulla gestione delle amministrazioni pubbliche (comprese amministrazioni regionali e comunali), nell’ambito del quale la Corte è chiamata a verificare la legittimità e la regolarità delle gestioni, nonché il funzionamento dei controlli interni a ciascuna amministrazione, accertando altresì la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge, valutando costi, modi e tempi dello svolgimento dell’azione dell’ente stesso.

Tra l’altro, nell’ambito di tale tipologia di controllo, la Corte è legittimata a richiedere alle amministrazioni interessate ed agli organi di controllo interno qualsiasi atto rilevante ai fini dell’effettuazione del proprio compito, nonché a disporre ispezioni ed accertamenti diretti.

Una menzione merita altresì, alla luce dell’attuale contesto emergenziale che ha interessato l’economia mondiale e del conseguente dibattito che ne è sorto in materia di aiuti comunitari, il controllo che la Corte dei Conti pone in essere in riferimento alla gestione dei fondi di provenienza comunitaria, destinati anch’essi a rilanciare l’economia italiana durante la fase di ripresa post Covid-19: nell’ambito di tale controllo, la Corte è chiamata a verificare l’utilizzazione di tali finanziamenti nonché l’efficacia della loro gestione rispetto agli obiettivi posti a livello nazionale ed europeo. Un potere di controllo, quindi, esterno e neutrale, svolto in posizione di assoluta imparzialità, che si rende oggi più che mai essenziale al fine di assicurare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche destinate a sostenere la ripresa economica, evitando così inutili sprechi e sperperi di denaro che la storia insegna essere una costante tutte le volte in cui un qualsivoglia investimento pubblico venga posto in essere.

La sfida che il mondo imprenditoriale italiano si appresta ad affrontare per favorire l’urgente ripresa economica del Paese è tutta qui: come correttamente rilevato dalla stessa Corte dei Conti, si pone la necessità di incentivare investimenti pubblici in grado di favorire la produttività e la competitività delle imprese in un momento in cui occorre agire nell’alveo della ripartenza, sostenendo crescita e sviluppo.

Tuttavia, tali investimenti risulterebbero vanificati senza implementare un contemporaneo ed oculato controllo circa il loro corretto utilizzo, in grado di porre in essere uno scudo difensivo nei confronti di inefficienze amministrative, spesso dovute ad una degenerazione della burocrazia che rischia seriamente di compromettere la possibilità di rimettere in moto la ripresa economica del Paese.

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