Per fa ripartire il Paese bisognerebbe prima di tutto tagliare le tasse alle imprese.
Lo pensa Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, intervistato su Repubblica da Roberto Petrini.
Tagliare l’Iva o l’Irpef? «Non è un derby di fronte al quale dobbiamo scegliere da che parte stare. Non ci sono due curve che tifano. C’è la politica o meglio le politiche come ripeteva Andreatta e il fisco è la madre di tutte le riforme, a mio avviso».
«Serve una visione globale, anche se capisco che il tema aliquote Irpef sia il più sentito perché va diretto nelle tasche di tutti noi, delle imprese, delle famiglie. Non guardiamo solo al rigore, ma a tutta la partita. Non esiste un Var per la politica, ma la storia».
«Rimango convinto che un buon punto di partenza per giocare questa partita sia dare ordine e disboscare le leggi esistenti che vanno poi raccolte in testi unici».
«Quel che è ormai chiaro a tutti è che è necessario far ripartire la locomotiva. La locomotiva sono le imprese. Il taglio deve andare a loro beneficio perché creano lavoro, il lavoro produrrà i redditi e i redditi alimenteranno il consumo e i servizi».
«I modi possibili per ottenere questo risultato sono vari. Una possibilità è tagliare il principale costo delle imprese riducendo il cuneo fiscale sul lavoro. Ma c’è anche un’altra possibilità».
«Prendiamo le piccole e piccolissime attività d’impresa, che sono la grande maggioranza delle partite Iva. A loro dovrebbe essere esteso il sistema di tassazione per cassa consentendo l’immediata deducibilità degli investimenti, invece di diluirla nel tempo con gli ammortamenti».
«Questa sorta di cash flow tax potrebbe essere un buon strumento per far ripartire gli investimenti e quindi la produzione».
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