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Enrico Moretti (professore Berkeley): «Lo smartworking avrà conseguenze sul futuro delle città»

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“La diffusione del telelavoro è uno shock che avrà conseguenze profonde sul futuro delle città, dato che permette di prescindere dal nesso tra luogo lavoro e residenza, almeno in linea di principio”.

Così Enrico Moretti, Professor of Economics at the University of California, Berkeley, esperto di economia urbana e del lavoro, nel corso della videoconferenza “Come cambieranno le città dopo il Coronavirus”, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento.

“Che cosa succederà quando arriverà un vaccino e non saremo più limitati dal distanziamento sociale?”, si è poi chiesto l’economista, avanzando l’ipotesi di due diversi scenari.

Nel primo “avremo cambiamenti radicali – ha spiegato Moretti – La diffusione del telelavoro resterà alta anche dopo la fine della pandemia e una parte della forza lavoro potrà spostarsi dalle grandi città in luoghi in cui il costo della vita è più basso, mantenendo però un salario alto. Questo scenario implicherà cambiamenti profondi nella geografia economica dei Paesi occidentali, con effetti indiretti anche, ad esempio, sul mercato immobiliare”.

“Se nel primo caso assisteremmo al declino inesorabile delle grandi città – ha proseguito Moretti – nel secondo scenario, secondo me più probabile, avremo cambiamenti più contenuti ma molto più interessanti”.

“È difficile che i lavoratori restino altamente produttivi ma sempre isolati gli uni dagli altri. Se l’impresa media permetterà un paio di giorni di telelavoro a settimana, l’innesto tra luogo di lavoro e residenza resterà intatto ma assisteremmo alla diminuzione del traffico e della congestione urbana”.

“Ad esempio, con 2 giorni a settimana di smartworking in media, avremmo un calo del traffico del 40%. Ci sarebbe anche meno bisogno di uffici, il che porterebbe ad un declino del loro valore immobiliare ma anche a un cambiamento delle strutture abitative”.

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