La gioia dei veneziani per aver visto il Mose bloccare l’acqua alta a Venezia “è anche la mia. Vedere la soddisfazione per la città asciutta grazie alle paratoie, lo confesso, mi ha trasmesso grande commozione”. Lo dice in un’intervista a “Il Gazzettino” Elisabetta Spitz, Commissario del Mose. Da dicembre 2019 ha dato un’accelerazione ad un’opera che sembrava irrealizzabile, tra guai giudiziari e finanziari, insieme ad un’altra donna, Cinzia Zincone, Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto. “Più che donne del Mose – sottolinea Spitz – siamo due donne che lavorano per conto dello Stato in pieno accordo e piena sintonia”.
Il Commissario non vuole dire cosa del passato non abbia funzionato, ma afferma “che serviva gestire le imprese e i cantieri in maniera diversa, concentrandosi sulle paratoie”. Adesso il passo successivo “e’ riprendere le opere che sono state lasciate indietro, come ad esempio interventi edili, il Piano Europa e la ridondanza, questa importantissima”. Questo perché “il Mose, come altre opere, deve funzionare in parallelo, deve avere un sistema ‘gemello’ per garantire la piena efficienza. Sarà fondamentale completare questo aspetto”.
Oltre a ultimare i cantieri, eseguire il collaudo tecnico formale, assestare l’opera, bisogna “soprattutto procedere con il piano di manutenzione programmata”. A farla sarà, dice Spitz, “la società del Mose prevista dal decreto che istituisce l’Autorità per la laguna”.
Con le paratoie che scattano a 110 centimetri il porto rischia la chiusura 20-30 volte l’anno. “E’ indubbio – ammette Spitz – che l’operatività del porto diventa il tema delle prossime settimane. Io me ne sto occupando con la Capitaneria e con gli operatori portuali, con le imprese. Bisognerà trovare una soluzione, il Porto di Venezia e’ unico e va salvato, anche se non va penalizzato il Mose. Sono fiduciosa”.
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