“Dietro all’ostinata resistenza dei Paesi frugali ad un accordo sul Recovery Fund ci sono due fenomeni che in Italia vengono interpretati nel modo sbagliato”.
Lo segnalano su Repubblica Tito Boeri e Roberto Perotti (nella foto).
Il primo è che “gran parte dell’opinione pubblica di quei Paesi non si fida dei politici italiani; anzi li disprezza. Tre primi ministri su quattro dei Paesi frugali sono socialdemocratici, non estremisti nazionalisti: e anche se (forse) non condividono questo disprezzo, non possono ignorarlo”.
“Il secondo fenomeno male interpretato in Italia è la questione dell’austerità”.
“I Paesi nordici erano d’accordo sull’idea di un grande piano di stimolo. Avevano e hanno però dubbi sull’affidare un fiume di denaro a un Paese che oggettivamente non è noto per la sua capacità di gestire le finanze pubbliche”.
“Date queste premesse, d’ora in poi dovremo avere un atteggiamento diverso”, che “significa anche più professionalità nei rapporti con i partner europei”.
“Il nostro Piano Nazionale di Riforme è verboso come gli Stati Generali”.
“C’è di tutto e di più, è un programma che ha poco a che fare con il Recovery Fund e le raccomandazioni della Commissione che saranno determinanti per l’accesso ai fondi”.
“Il Pnr olandese è molto più breve e va subito al dunque. Riprende alla lettera, uno per uno, i rilievi della Commissione e si sforza di documentare come l’azione del governo olandese ne tenga conto”.
“E’ una questione sia di forma che di sostanza: segnala attenzione nei confronti dei partner europei. Se non vogliamo buttare a mare l’opportunità che ci viene offerta – esortano Boeri e Perotti – dovremo prima di tutto cambiare metodo e atteggiamento: decidere come spendere i soldi prima di chiederli, e capire che in Europa gli standard sono diversi da quelli che possiamo permetterci tra le mura domestiche”.
“I nostri partner non abboccano all’approssimazione, alla fumosità, alla verbosità come metodo di lavoro”.
Per saperne di più:

Rinnovabili, il prezzo dell'inazione: perché frenare la transizione costa all'Italia più che acceler...

Innovazione, la sfida europea è trasformare la ricerca in industria | La proposta di Maurizio Casasc...

Paolo Savona, economista: “La lezione del '29 vale per l'intelligenza artificiale. Senza regole comu...

Giovani e disuguaglianze, perché il welfare deve ripartire dalla cultura: prevenire il disagio e dar...

Logistica e innovazione, Antonio Brunacci: serve un ecosistema integrato per rendere più competitivo...






