Su Repubblica Carlo Galli commenta la relazione annuale letta ieri dal presidente della Corte Costituzionale, Augusto Barbera: un documento la cui importanza travalica lo specialismo degli addetti ai lavori, sul cui sfondo ci sono le sfide che si stagliano davanti alle democrazie liberali.
La crisi della democrazia in Occidente – scrive Galli – è dovuta a dinamiche economiche che acuiscono le diseguaglianze sociali, al crescente dominio della tecnica che soffoca il cittadino in una rete di crescenti adempimenti e controlli, al proliferare delle emergenze interne ed internazionali che generano ansie e aggressività nella società; ma è dovuta anche al fatto che il motore politico della democrazia fatica a intervenire per normare le nuove esigenze individuali e le nuove sensibilità a cui dare risposte in linea con i principi costituzionali.
Questa latitanza della politica è un potente fattore di delegittimazione delle procedure democratiche, e dello Stato al cui potere legislativo spetterebbe il compito di agire.
Il caso del “fine vita”, richiamato nella relazione, è l’esempio più evidente, e il più doloroso, di un’incapacità del parlamento già da tempo denunciata dalla Corte, che ha anche provvisoriamente stabilito alcune linee guida per indirizzare il riluttante legislatore.
Di fatto, le sfide alla democrazia esigono, per essere superate, il buon funzionamento dello Stato democratico.
È quindi una democrazia complessa quella disegnata da Barbera — fatta di molti livelli e di molte funzioni, in dialogo e in collaborazione — , in cui ciascuno deve fare la sua parte, se si vuole evitare che l’inazione di alcuni e l’iniziativa di altri generino una diffusa sfiducia nelle istituzioni democratiche e trasformino la società in una giungla in cui ciascuno — e ovviamente prima di tutto i gruppi più forti e agguerriti — si prende da sé i propri diritti (o quelli che presume tali) a scapito dei diritti altrui.
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