Dopo il voto della scorsa settimana al Parlamento Ue sul nuovo patto di stabilità e crescita, nel quale i deputati italiani si sono in gran parte astenuti (partiti della maggioranza che sostiene il governo Meloni e Pd), il M5S ha votato contro e solo tre deputati hanno votato a favore (un messaggio chiaro, di sostanziale unità nazionale contro le regole di bilancio), Mario Monti sul Corriere della Sera si chiede che impressione sull’Italia si saranno fatti i cittadini e i governi degli altri Paesi europei.
Già alcuni mesi fa, ricorda Monti, trattandosi del Mes, il governo – pur sapendo bene che l’Italia, mediante un esecutivo precedente, aveva sottoscritto quel trattato e che occorreva il processo di ratifica – si è rifiutato di avviare tale processo.
E ciò benché gli fossero stati porti su un vassoio strumenti di minimizzazione del rischio politico (ad esempio, chiedere la ratifica con la condizione che il Parlamento debba di nuovo pronunciarsi ove mai il governo intendesse fare uso degli strumenti del Mes).
Pertanto, siamo disconnessi sul piano del Mes.
E ora siamo disconnessi anche sul piano del più importante strumento di governance economica europea, il nuovo patto di Stabilità.
Ma adesso – si chiede Monti – cosa succederà?
Quando la presidente del Consiglio, che dalla nascita del governo in poi ha saputo crearsi una posizione di rispetto in Europa, andrà alla seduta del Consiglio europeo che dovrà chiudere in bellezza questo pacchetto (che a me non piace) che cosa dirà o farà?
Aderirà alla posizione di tutti i suoi colleghi, come ha fatto in dicembre, facendo un torto agli europarlamentari del suo Paese?
O ritratterà il proprio consenso al patto, alimentando una plateale immagine di inaffidabilità del nostro Paese?
Monti conclude con una riflessione più ampia.
Quando il Governo italiano, il Parlamento italiano, autorevoli ex presidenti del Consiglio italiani come Mario Draghi e Enrico Letta, che scrivono rapporti chiesti loro dalle autorità europee, parlano positivamente della necessità di creare un debito europeo, necessità sacrosanta in determinate circostanze, ma chi volete che creda a loro, al di là della loro autorevolezza personale?
Da quale Paese vengono?
Vengono dal Paese i cui parlamentari in Europa, al momento della verità, mettono a verbale con il loro voto la radicata insofferenza per ogni limite sul disavanzo e sul debito, che li contraddistingue individualmente e come appartenenti ad una cultura nazionale convinta, dopo decine di prove in contrario, che con il disavanzo e il debito pubblico, forse solo con essi, si ottengono crescita e occupazione.
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