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Ecco le estraneità elettive a sinistra | L’analisi di Antonio Polito

Sul Corriere della Sera Antonio Polito si occupa della «incompatibilità genetica» di Pd e Cinque Stelle.

Incompatibilità che impedisce ai due soggetti di diventare una coalizione.

Del resto, sottolinea Polito, l’uno è un partito, l’altro è un movimento.

Le parole non si scelgono mai a caso.

E non è perciò un caso se il Pd, alla sua nascita, decise di chiamarsi «partito», proprio come quelli che andavano di moda nella Prima Repubblica e che erano stati spazzati via, guarda un po’, dalle inchieste giudiziarie.

Gli eredi dei comunisti e dei democristiani volevano così affermare la loro intenzione di proseguire, seppure in termini rinnovati, una storia di radicamento territoriale e di integrazione sociale che fino ad allora era stata tutt’uno con la Repubblica: la storia del partito di massa.

Che cosa è invece il Movimento Cinque Stelle?

È una Cosa nata esattamente per rifiutare la politica dei partiti e del radicamento; che anzi ha ritenuto fin dall’inizio superflua e dannosa, destinata a essere ben presto sostituita da una nuova, ma finora inedita, democrazia digitale e senza politica.

Dunque un movimento di opinione «one issue», cioè con il solo programma di mandare via gli altri perché inevitabilmente corrotti.

Ora, dopo lo scandalo pugliese, Conte chiede a Schlein di tener fede alla sua promessa di liberarsi di «cacicchi e capibastone».

Ma se lo facesse, se pure potesse, dovrebbe chiudere il partito dei circoli, dei sindaci, degli assessori, dei consiglieri di amministrazione.

Dovrebbe trasformarlo in un movimento di opinione al pari dei Cinque Stelle: ma davvero c’è spazio per due in quel campo elettorale?

Dovrebbe buttare con l’acqua sporca anche il bambino, anzi il ragazzo, visto che è nato ormai 17 anni fa.

E forse buttare anche un bel po’ di voti, che poi è quello che Conte spera.

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