“Dopo tre dibattiti fra i «candidati di punta» (l’ultimo giovedì scorso nel Parlamento di Bruxelles) è ora chiaro quali siano le divisioni di fondo fra i partiti europei”. Ne parla Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera: Le ha riassunte con grande efficacia Ursula von der Leyen: essere a favore o contro l’Europa, a favore o contro l’Ucraina e la Nato; a favore o contro lo stato di diritto. Per la presidente della Commissione si tratta di tre linee rosse che delimiteranno il perimetro della futura maggioranza. Un punto su cui concordano anche i socialisti, i verdi e i liberali.
Von der Leyen ha elogiato il convinto sostegno della nostra premier all’Ucraina e alla Nato. Ha però ammesso divergenze importanti riguardo allo stato di diritto e in particolare alla tutela delle persone Lgbtq+. Il punto dolente è la posizione ambigua del governo italiano nei confronti di quei governi (in primis quello ungherese, ma non è l’unico) che hanno introdotto forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale, incompatibili con il diritto Ue.
Nello stringato programma elettorale dei conservatori europei – scrive Ferrera – si insiste molto sulla difesa delle tradizioni e dei valori di ciascuna nazione, ma si glissa sul tema delle garanzie liberali, che sono il pilastro fondante del costituzionalismo moderno. Non ha certo giovato a fare chiarezza il grande evento organizzato recentemente da Vox, che ha riunito a Madrid un parterre di conservatori e sovranisti, compresi Le Pen, Orbán, l’argentino Milei e molti consiglieri di Trump.
Vi sono, com’è naturale, divisioni importanti anche fra i quattro partiti di maggioranza. Verdi e socialisti insistono sulla transizione green, accompagnata però da robuste forme di compensazione per chi subisce i maggiori costi. Insieme ai liberali, vorrebbero poi una Ue che finanzi tramite eurobond nuovi investimenti pubblici. I popolari sono invece disponibili ad annacquare i vincoli del Green Deal e non vogliono sentir parlare di eurobond. È forse la prima volta che si confrontano due distinte visioni sull’Europa: una popolare e moderata e una progressista, che potremmo definire liblab-green. Gli elettori avranno perciò concrete possibilità di scelta. La posta in gioco è alta, per questo è importante partecipare. Pensando, per una volta, più ai problemi di Bruxelles che alle controversie nazionali”.
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