Quali sono le quotate italiane che beneficiano della forte rivalutazione del biglietto verde?
Da Stm a Technoprobe, da Stellantis a Cucinelli: sorride chi realizza una parte del fatturato negli Stati Uniti.
Le fluttuazioni del tasso di cambio hanno, però, un impatto diretto sugli utili aziendali e in particolare su quelli delle società quotate che realizzano gran parte del loro fatturato fuori dai confini nazionali.
Ci sono parecchie aziende italiane che fatturano in Nord America e quindi in dollari come Stellantis, Tenaris, DiaSorin, Campari e Buzzi.
“Sono diverse le aziende quotate sul Ftse Mib che sono esposte fortemente negli Usa, ad esempio Stellantis, Ferrari, DiaSorin che di fatto non rientrano nelle top performer del Ftse Mib, altre come STMicroelectronics e Campari risultano addirittura in negativo da inizio anno seppur esposte alla forte economia Usa”, osserva David Pascucci, market analyst di XTB, mettendo in guardia da eventuali tagli dei tassi, specie in Europa, perché si potrebbe vedere un cambio di direzionalità del mercato azionario, qualora ci fosse un taglio dei tassi dovuto al rientro dell’inflazione che in Europa si trova al 2,4%, a ridosso del target della Bce.
Invece, la retorica tassi alti più a lungo della Fed può vacillare se ci fosse un incremento del tasso di disoccupazione, il cui aumento costringerebbe la Fed a dover tagliare i tassi anche in presenza di un’inflazione ancora sopra il 3%.
C’è un’altra variabile.
Ci sono società come quelle del lusso, Moncler in primis, che vendono tanto in Asia, in particolare in Cina, dove l’andamento del renminbi è strettamente legato a quello del dollaro e quindi ne beneficiano indirettamente.
O Amplifon che vende anche in Australia dove la moneta locale viaggia di pari passo con quella americana.
Poi c’è Saipem che opera prevalentemente in Medio Oriente, ma fa i contratti in dollari.
Comunque, “l’azienda che riteniamo benefici maggiormente del rafforzamento del dollaro è Stmicroelectronics perché ha quasi il 90% dei ricavi in dollari, fabbriche in Italia e in Francia, ma solo circa metà dei costi in euro.
E Apple, il suo principale cliente, viene servito spedendo a Foxconn in Cina i vari componenti per l’iphone che viene poi mandato in Usa, quindi Stm fattura indirettamente ad Apple”, spiega Gianmarco Bonacina, Head of Research di Banca Akros.
Dopo i tecnologici a beneficiare del super dollaro con un impatto dello 0,2%-0,7% sull’utile per un movimento di un 1% del cambio ci sono a cascata i titoli del lusso e gli industriali come Stellantis che deve traslare il bilancio in euro.
I titoli energetici meritano un discorso a parte perché il prezzo del petrolio è in dollari, ma nel caso di Eni il bilancio va poi tradotto in euro.
L’altra faccia della medaglia, conclude Bonacina, vede alcuni retailer come Ovs e De’ Longhi che hanno costi prevalentemente in renminbi cinese e quindi, ipotizzando che la moneta cinese si muova come il dollaro, sarebbe per loro negativo un rafforzamento di quest’ultimo.
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