Carlo Valentini su Italia Oggi parla della ‘lezione da trarre dal caso Sangiuliano: “La vicenda del ministro Sangiuliano – scrive – è sia personale che politica e non è opportuno sovrapporre i due aspetti. E’ sbagliato giudicare la sfera personale di ognuno, anche di un politico, così come di un protagonista dello spettacolo, persone che pur hanno scelto un’attività che li pone sotto i riflettori. Ciascuno ha il diritto di comportarsi (entro i confini della legalità) come crede, rispondendo solo a sé stesso e a chi gli sta appresso. Sarebbe davvero un guaio ritornare al tempo della censura e dei ricatti basati su una morale corrente che è poi perfino difficile stabilire quale sia.
I comportamenti privati possono piacere o meno ma sono affari propri. Perciò la levata di scudi contro il ministro per la sua liaison è del tutto fuori luogo e per di più finisce per coprire quello che è il vero vizio (cresciuto negli ultimi tempi) della politica: la nomina nei posti di responsabilità di persone non scelte per la loro competenza ma per legami familiari o personali. Anche nel caso in questione – sottolinea Valentini – c’è stato un tentativo di imposizione. Una persona, solo perché vicina al ministro, era sul punto di scavalcare staff assestati e funzionari di carriera. Il nodo è questo e trova sponda in una personalizzazione dei partiti, coi fondatori che sono gestori inappellabili.
Del resto tra ciò che non si riesce a cambiare vi è il fatto che sono i segretari di partito a decidere, attraverso le liste elettorali bloccate, chi andrà in parlamento. La lezione da trarre dal caso-Sangiuliano è che la commistione tra personale e politico può trasformarsi in una vera iattura. E per fortuna ci sono state quasi risparmiate le illazioni complottiste. I funzionari ministeriali che sono insorti quando hanno visto catapultata un’estranea senza curriculum adeguato non sono congiurati ma estremi difensori di istituzioni che meriterebbero più rispetto da parte della politica.
Sarebbero opportune regole che introducessero di nuovo una netta distinzione di ruoli tra chi è preposto al funzionamento della macchina e chi dovrebbe limitarsi a indicare gli indirizzi generali a cui attenersi e gli obiettivi da raggiungere, distinguendo nettamente l’ambito tecnico da quello politico. Se si riuscisse in ciò – conclude – la triste vicenda di queste settimane non sarebbe accaduta invano”.
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