Serena Sileoni sulla Stampa parla del ‘gioco delle tre carte del nuovo Pnnr’: “L’impressione – scrive l’editorialista – è che il provvedimento non sia stato commentato come merita. Una spiegazione semplice ma sempre valida è che il testo, soprattutto per quanto riguarda le disposizioni più importanti di composizione degli effetti, è pressoché incomprensibile. Nel solo art. 1, che è dedicato proprio a questo, si contano quasi 5000 parole consistenti in buona parte in rinvii inintelligibili ad altre disposizioni legislative. La sola prima copertura di alcuni dei maggiori oneri è prevista in 23 voci di riduzioni di spesa del primo decreto PNRR, tutte individuate per rinvio. Ad essa, segue un elenco fino alla lettera u) per le altre necessità finanziarie, trovate sempre con la tecnica del rinvio.
Testi normativi come questo, al pari delle leggi di bilancio, scontano una oggettiva difficoltà di interpretazione, ma è evidente che un provvedimento inintelligibile purtroppo non fa più notizia. Ed è un peccato, perché se, come ricorda un sornione Dostoevskij mentre parla del freddo invernale a cui sono avvezzi i russi, l’abitudine è il principale motore persino dei rapporti statali e politici, l’assuefazione all’oscurità delle leggi reca con sé l’incapacità di un controllo critico della pubblica opinione, che è il sale della democrazia. Ed è proprio in questa ottica che il decreto PNRR quater merita attenzione”.
Sileoni fa poi due considerazioni: “La prima riguarda l’inscalfibile lezione che dalla spesa pubblica è quasi impossibile tornare indietro, di qualsiasi colore siano i governi e a dispetto di ciò che si dica o si voglia rappresentare proprio elettorato. Venendo alla seconda considerazione, l’attuale governo, come non ha mai smesso di nascondere Giorgia Meloni, si è trova un piano scritto da altri. Tuttavia, più di mezzo anno di negoziati e limature ha portato a una modifica di modesto respiro, non molto diversamente da quanto è avvenuto per la revisione della governance del Piano. Le riforme non vengono sostanzialmente toccate. La riallocazione delle risorse – conclude – sembra più un gioco delle tre carte tra PNRR e altri fondi che non un ripensamento del Piano”.








