Chi sbaglia paga, è il principio di fondo. I piani urbani integrati per le periferie rientrano nel Pnrr ma a una condizione. I sindaci superano le resistenze del ministro Raffaele Fitto, che aveva stralciato i 2,5 miliardi di questa misura dalla rivisitazione del piano, a patto di farsi carico delle sanzioni e del finanziamento dei progetti in caso di fallimento degli obiettivi.
«Il governo ha accolto le nostre pressanti richieste e rivisto la propria decisione», ha annunciato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, al termine della cabina di regia a Palazzo Chigi. Fitto ha dato sette giorni ai sindaci per aggiornare i dati e dimostrare che non ci sono ritardi, in modo consentire una valutazione con la Commissione europea. Un provvedimento ad hoc chiarirà gli oneri per i comuni e gli altri enti attuatori, in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo. «La mancata realizzazione anche di un solo intervento comprometterà il finanziamento dell’intera misura», ha sottolineato il ministro che però frena gli entusiasmi: «Oggi non è stato deciso nulla».
«Abbiamo preso atto del ritardo, rispetto alla tabella di marcia relativo all’aggiudicazione dei lavori da parte degli enti attuatori, e spiegato che la mancata realizzazione anche di un solo progetto in un solo PUI mette a rischio sia l’intera misura sia parte importante di una rata».
«Per queste ragioni il governo, di fronte alla richiesta di alcuni comuni di rimanere all’interno del PNRR, proporrà una specifica disposizione normativa che prevederà la responsabilizzazione dei soggetti attuatori con il loro subentro nella parte sanzionatoria conseguente al non raggiungimento del risultato», sottolinea. Al di là delle «differenze di toni e accenti» per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, la novità è “positiva” per i Comuni che si ritengono sicuri di poter completare i Piani urbani integrati. Per la capitale sono così salvi i progetti di Tor Bella Monaca, Corviale, Santa Maria della Pietà, le biblioteche e i poli civici.
La soluzione arriva in una lunga cabina di regia che vede diverse novità in arrivo da un nuovo piano d’azione per l’attuazione della riforma della giustizia a interventi mirati sui ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione fino a un nuovo set di misure per gli asili nido. Dopo l’incasso dei 18,5 miliardi di euro della terza rata del recovery plan, l’attenzione è sui 16,5 miliardi della quarta, sulla quale sono in corso le verifiche di Bruxelles e sulla trattativa per rivedere gli obiettivi della quinta rata.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha annunciato nei prossimi giorni, gli ultimi decreti attuativi relativi alla riforma della giustizia civile, che sono tra gli obiettivi della quarta rata del Pnrr mentre nella quinta rata rientra la digitalizzazione del settore. Nordio si è inoltre impegnato a impegnato a presentare «un piano di azione specifico per assicurare l’ambizione della riforma». Sinora il ministro ha detto poi che è stato smaltito il 28% dell’arretrato nei processi civili a fronte dell’obiettivo del 90% previsto dal Pnrr, che l’Italia sta cercando di “rinegoziare”.
A giorni, secondo la nota del governo, arriverà anche un piano per far fronte alle difficoltà segnalate dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, nei progetti sugli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Mentre il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha assicurato che nella rimodulazione del piano non ci sarà nessuna riduzione delle risorse sulla sanità e che tutti i progetti previsti saranno finanziati.
I fari restano puntati anche sugli asili nido: è emersa la necessità di un nuovo set di interventi da realizzare, entro il 30 giugno 2026, per incrementare il numero dei posti disponibili nei servizi della prima infanzia e il governo punta ad accelerare fin dai prossimi giorni. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha ricordato inoltre la necessità di avviare entro la fine dell’anno i lavori per la costruzione di nuove scuole, mediante sostituzione di edifici.








