“Non c’è dubbio che l’Intelligenza Artificiale (IA) necessiti di una qualche forma di regolazione. Non sappiamo bene quali siano i rischi, anche perché non sappiamo cosa sarà in grado di fare l’IA fra sei mesi o fra tre anni. Ma sappiamo che dei rischi esistono. A fronte di una tecnologia sfuggente e in rapidissima evoluzione, il legislatore europeo ha prodotto un Regolamento (chiamato AI Act) lungo, tortuoso, di difficilissima interpretazione, che assomiglia più a una legge delega che a un vero e proprio regolamento; un testo pieno di incertezze e ambiguità. L’AI Act è composto da 88.610 parole, quasi quanto il nostro testo unico bancario (!)”.
Lo sostiene Giampaolo Galli sul magazine digitale Inpiù.net
“Fra deleghe e regolamenti, alla Commissione si chiede di emanare oltre 70 atti normativi successivi, alcuni dei quali toccano il cuore del provvedimento: ad esempio, la definizione di cosa si intenda per “alto rischio”. L’espressione “diritti fondamentali” compare ben 170 volte; in 117 casi è accompagnato dalla parola “sicurezza” e in 74 casi dalla parola “salute”. Forse repetita iuvant; ma qui le ripetizioni danno l’impressione che vi sia grande incertezza su cosa possa comportare dei rischi per i diritti, la salute e la sicurezza; e che si senta la necessità di prevedere singoli casi, eccezioni, rafforzativi, deroghe e deleghe a futura memoria.
In sostanza, gli effetti dell’AI Act saranno valutabili solo dopo che saranno stati emanati gli atti normativi successivi, comprese le norme nazionali per istituire Authority ad hoc in ogni paese e molto dipenderà da come gli stati membri recepiranno la normativa.
Un rischio è quello che si istituiscano Autorità europee e nazionali pesanti, in quanto dotate di personale specializzato in tante materie diverse (perché così prevede l’AI Act), che legittimamente cercheranno di operare come previsto dalla norma e finiranno per oberare le imprese di oneri entrando in contrasto con le autorità di settore (ad esempio le banche centrali o le autorità garanti della privacy): un esito del genere sarebbe un ostacolo all’innovazione nell’Unione Europea” conclude Galli.
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