L’analisi dell’economista Innocenzo Cipolletta
Durante gli anni del tasso d’interesse zero o negativo, molte banche hanno investito in titoli di Stato sicuri a media e lunga scadenza per avere una qualche remunerazione. Con l’aumento dei tassi d’interesse questi titoli si svalutano e si riduce il capitale delle banche. Nulla di male perché i titoli sono sicuri. Ma se i depositanti si allarmano per il calo del patrimonio delle banche e in gran numero ritirano i loro depositi, allora le banche sono costrette a vendere i titoli e a subire una reale perdita di patrimonio che genera nuove fughe dei depositanti e rischi di fallimento della banca.
Per arginare questo fenomeno, intervengono le autorità monetarie per dare liquidità alla banca sotto attacco, avendo a garanzia i titoli stessi al valore nominale o ricomprando sempre al valore nominale tali titoli. Ma spesso tutto ciò non basta perché il meccanismo della sfiducia si è ormai messo in moto. Non sarebbe meglio che le banche centrali garantissero a priori a tutte le banche che hanno seguito correttamente le indicazioni del regolatore (o anche qualche cosa in più) liquidità e riacquisto dei titoli sicuri in loro possesso al nominale, in modo da evitare di dover intervenire comunque a posteriori quando i buoi sono usciti dalla stalla?








