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È il momento di indirizzare i capitali sulle PMI quotate | L’intervento di Simone Strocchi e Daniela Deghi, Electa Ventures

Le piccole e medie imprese virtuose, performanti e alla ricerca di capitali per sostenere o accelerare la propria crescita e la conseguente valorizzazione sono da sempre oggetto di interesse di fondi di private equity e hanno altresì accesso al mercato borsistico oggi facilitato dalle semplificazioni introdotte con il ddl capitali.

Assistiamo attualmente a un’incoerenza di valorizzazione che vede premiate le operazioni fuori mercato rispetto alle contratte valorizzazioni sul mercato borsistico; sembrerebbe quindi opportuno orientare risparmio italiano in leva di competenze, mutuate anche dal private equity, su operazioni di investimento costruttivo in società quotate (Pipe).

Nell’ambito delle transazioni di leverage buyout (Lbo), sponsorizzate tipicamente dal private equity, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da multipli sull’Ebitda crescenti, serviti da una leva a costo contenuto che ha permesso la definizione delle fonti di formazione del prezzo significativamente qualificate in debito a complemento dell’equity, offrendo in exit opportunità di consistenti rendimenti agli investitori di private equity, nonostante le consistenti valorizzazioni di ingresso.

Tuttavia, con l’incremento dei tassi di interesse che ha caratterizzato gli ultimi due anni, ci troviamo oggi di fronte a un mismatch tra multipli e obiettivi di rendimento dell’investitore private equity abituato ai benefici della leva.

Mantenere la struttura di finanziamento delle operazioni con il rapporto equity-debito comunemente applicato negli anni caratterizzati da tassi contenuti, potrebbe risultare attualmente incompatibile con la crescita delle aziende che si troverebbero a dover servire un debito più oneroso.

L’accresciuto costo del denaro, se non compensato con un minor ricorso alla leva finanziaria e un incremento di investimento di capitali da parte dell’equity sponsor di operazioni di Lbo, eroderebbe le prospettive di ritorno sul capitale.

A parità di multiplo di ingresso, per prospettare un’uscita con lo stesso livello di plusvalenza per il fondo di private equity è oggi necessario conquistare un maggior incremento di valore della società target.

Tuttavia, per ora, non si sono manifestati gli attesi rallentamenti del private equity che, al contrario, continua in buona parte a operare buy-side a multipli di valorizzazione dei target che non hanno ancora registrato contrazioni davvero significative.

D’altro canto, è rilevabile nell’ultimo biennio una riduzione della disponibilità di capitali e la conseguente significativa contrazione di valorizzazioni delle Pmi che popolano il listino, dovuta allo spostamento massivo di liquidità dal mercato azionario verso strumenti a reddito fisso che, dopo anni di contrazione, sono tornati a offrire rendimenti interessanti, sostenuti dall’innalzamento dei tassi.

Questa fuga di liquidità dal listino ha comportato la riduzione delle capitalizzazioni di molte Pmi, che in alcuni casi ha eroso il 50% delle precedenti valorizzazioni in modo del tutto scorrelato dall’andamento accrescitivo dei fondamentali aziendali, determinando per alcune eccellenti imprese multipli valutativi drasticamente inferiori a quelli che invece caratterizzano le operazioni private aventi a oggetto aziende similari.

Le principali vittime di queste dinamiche sono i titoli sottili emessi dalle imprese con capitalizzazioni sotto il miliardo di euro, diventate frequentemente oggetto di delisting sponsorizzati da capitali anche non nazionali, che ravvedono evidentemente significative potenzialità di ritorno nel medio periodo, anche al netto di premi di opa del 20-30%.

Dovremmo pertanto aspettarci un probabile riallineamento dei multipli, con prevedibile contrazione di quelli a cui verranno realizzate le operazioni di private equity e una potenziale ripresa positiva dei multipli di valutazione delle piccole medie imprese sul mercato borsistico.

Sembrerebbe quindi opportuno indirizzare capitali sulle piccole e medie imprese quotate con ottimi fondamentali che, in relazione alle contratte valorizzazioni attuali, hanno un’elevata potenzialità in termini di rivalutazione e sviluppo.

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