«Oggi, 30 aprile, il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza arriva alla Commissione europea, in linea con la scadenza prevista», annota con soddisfazione in un’analisi sulla Repubblica Domenico Siniscalco, economista ed anche ex ministro dell’Economia e delle Finanze nel secondo e terzo governo Berlusconi in qualità di indipendente.
Secondo Siniscalco, «i pregi del Piano sono molti, sul piano politico del sostegno parlamentare e sul piano dei contenuti» e in questo «colpisce favorevolmente, in particolare, l’integrazione tra riforme strutturali e investimenti, e la concentrazione del Piano sul medio e lungo termine, per dare forma alla riallocazione delle risorse di cui il Paese ha molto bisogno per uscire con successo dalla pandemia e alzare il prodotto potenziale».
Ma l’ex ministro annota anche: «Ora, perché il Piano si traduca in realtà e produca le trasformazioni previste e necessarie, subentra però la questione della sua esecuzione, che richiede molti interventi e ingredienti, ed è condizione per l’effettiva erogazione dei fondi. L’invio del Piano a Bruxelles infatti, come ha ricordato Mario Draghi alle Camere, è solo l’inizio di un processo lungo e complesso».
Quindi – osserva Siniscalco – «una fondamentale condizione che deve ancora essere parzialmente soddisfatta è la ratifica del programma Next Generation Eu da parte dei Parlamenti degli Stati membri dell’Unione. Dopo il via libera della Corte Costituzionale tedesca, il programma è stato ratificato da 17 Paesi. I rimanenti non destano preoccupazioni, all’infuori di Finlandia e Polonia. In Finlandia per la ratifica è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento» e «soltanto se queste riforme saranno fatte proprie dai cittadini potranno realizzarsi e generare crescita. Quest’ultima, fondamentale per il benessere e la stabilità dei conti pubblici», conclude.








