L’economista Domenico Siniscalco dà un giudizio positivo sulle norme che decretano la fine del blocco dei licenziamenti.
«La misura proposta dal governo – sostiene – lascia liberi i licenziamenti da una certa data, ma aiuta economicamente chi mantiene i livelli occupazionali. Incentiva dunque chi non licenzia, ma consente un ridisegno del sistema produttivo. L’efficacia dipenderà dalla dimensione dell’incentivo e non si può dire a priori quanto funzioni».
«Ma il motivo economico che giustifica la misura è più profondo. All’inizio della pandemia la politica economica si è concentrata giustamente sul rendere minime le conseguenze negative della crisi su cittadini e imprese. Oggi l’economia sta finalmente iniziando a riprendersi. Soprattutto sta iniziando la fase di cambiamento strutturale, necessaria a riavviare una crescita sostenibile nel tempo, e la ripresa non può avvenire mantenendo invariata la struttura delle imprese e delle economie».
«Innovare significa combinare in modo diverso i fattori produttivi e questo è incompatibile con un blocco al cambiamento. Il programma Next Generation Eu e la sua declinazione nazionale mirano appunto ad avviare questa grande riallocazione delle risorse orientata al futuro all’interno delle imprese e dei settori. Il che richiederà flessibilità e spostamento di risorse anche occupazionali tra imprese e industrie» scrive in un editoriale sul quotidiano La Repubblica.
«Richiederà investimenti e voglia di rischiare. Richiederà riforme e cambiamenti profondi nella struttura dell’economia. La sospensione degli effetti economici che ha caratterizzato le prime fasi della pandemia deve gradualmente terminare e lasciar posto e anzi agevolare un processo di cambiamento strutturale. La misura proposta dal governo sui licenziamenti, se quantitativamente adeguata, va esattamente in questa direzione: evita effetti troppo bruschi sull’occupazione senza bloccare il riassetto del sistema».
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