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Giuliano Cazzola (Giuslavorista): «Blocco licenziamenti, positivo che non ci siano proroghe indiscriminate. Fondamentale lavorare sul mismatch tra domanda e offerta»

«È positivo che nel Dl non vi siano altre proroghe indiscriminate del blocco dei licenziamenti come chiedono i sindacati e che questa volta si proceda come stabilito dal 1 giugno, ma c’è ancora la logica di difendere il posto anche a costo di assicurare al datore una convenienza surrettizia a spese della collettività». Ad affermarlo all’AdnKronos è il giuslavorista Giuliano Cazzola. «Ancora una volta – aggiunge – si evita di aggredire una tra le cause della disoccupazione giovanile: il crescente mismatch tra domanda e offerta di lavoro».

«Sui licenziamenti collettivi bene il governo che intende avvalersi delle misure già disponibili tra cui i contratti di solidarietà e di espansione, ampliandone l’ambito di applicazione», sottolinea Cazzola.

Per il giuslavorista, è invece «più complesso il caso dei licenziamenti individuali per motivi economici dove l’obiettivo dell’esecutivo sembra essere ancora quello di tenere legato il lavoratore all’azienda, a cui viene riconosciuto uno sgravio economico».

«Quest’ultimo meccanismo – spiega Cazzola – si presta non solo a possibili abusi (il datore potrebbe utilizzare la minaccia di licenziamento al solo scopo di incassare le agevolazioni), ma finisce per garantire al lavoratore un’occupazione drogata dal bonus, legandolo a un rapporto oggettivamente precario in un posto di lavoro che non corrisponde ad una esigenza effettiva dell’impresa ma si giustifica per il minor costo».

«Non si comprende poi la ratio del così detto contratto di rioccupazione, da applicare a tutti i settori, a tempo indeterminato e legato alla formazione e a un periodo di prova, massimo di sei mesi, con sgravi contributivi al 100% che si cumulano agli altri già a disposizione delle aziende e che dovranno essere restituiti nel caso in cui il lavoratore non venga assunto» prosegue Cazzola.

«È molto più lineare l’utilizzo del contratto a termine che ha comunque dei limiti (che rimarrebbero anche se venisse abolita la controriforma prevista dal decreto dignità)».

Per Cazzola poi è «molto meglio potenziare il contratto di riallocazione tramite il rafforzamento delle politiche attive piuttosto che mantenere in vita posti che possono reggere solo se lo Stato ne paga in parte il costo. Altrimenti – spiega infine il giuslavorista – viene incentivata una domanda che non corrisponde più a una esigenza reale dell’impresa e si trascura di costruire un’offerta effettivamente adeguata».

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